> Inutile nasconderlo il Parco Geominerario della Sardegna , il più grande e tra i più importanti d’Italia, 380.000 ettari di superficie, 8 distretti e 81 comuni interessati, non gode di buona salute. E non è un malato immaginario. Affatto! Il convegno di Montevecchio rappresenta un serio banco di prova. Forse l’ultimo. Per tutti. La politica si assuma le sue responsabilità. Idem la governance del Parco. C’è il momento della riflessione, del dibattito ma anche quello dove è necessaria una più credibile programmazione che indirizzino il territorio e le sue genti verso l’auspicato rilancio di una crescita possibile e dovuta . L’occasione è ghiotta e va nella giusta direzione: l’apertura a Montevecchio Levante della galleria Anglo-Sarda, uno degli elementi maggiormente rappresentativi della grande miniera di Montevecchio, già completamente visitabile ma non ancora aperta al pubblico. Tutto, o quasi, parte da un cartellino giallo che l’Unesco sbatte in faccia al Parco Geominerario della Sardegna nuovamente sotto la lente d’ingrandimento da parte del superiore organismo internazionale dopo la bocciatura del 2005. Poco si è fatto da quando il 30 settembre del 1998 l’UNESCO riconobbe ufficialmente l’elevato valore della cultura mineraria dell’isola con la sottoscrizione della “Carta di Cagliari”, un atto che qualche anno più tardi, nel 2001, venne ratificato con decreto ministeriale . Le popolazioni locali aspettano le riconversioni, le bonifiche e i progetti. Finora, è il caso di dirlo, solo ipotetici e illusori che senza soluzione di continuità sono ancora al palo. La governance del Geoparco dal 2008 viaggia solo grazie a continui commissariamenti, per inerzia, senza conducente, soprattutto con pochissime idee. L’impegno profuso dall’attuale Commissario Tarciso Agus, confermato nell’incarico, si è dimostrato finora insufficiente a invertire la rotta. Troppe criticità ne impediscono una corretta gestione. Nasce così nel ventennale della Carta di Cagliari e decennale dell’ingresso nella Rete Europea dei Geoparchi l’esigenza di un nuovo convegno. [caption id="attachment_17147" align="alignnone" width="638"]
Guspini Montevecchio Convegno foto fernanda pinna[/caption]
Quello che il Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna ha organizzato con la collaborazione di Legambiente nei locali dell’ex sala mensa a Montevecchio. Lo prevede il copione. Lo invoca la politica e il numeroso establishment di cui è circondata. Un momento di riflessione, di dibattito e di rilancio. Nutrita la platea dei relatori coordinati negli interventi dalla giornalista Carmina Conte e dal Presidente di Legambiente di Guspini Ruggero Ruggeri. Presenti il sindaco del comune di Guspini Giuseppe De Fanti e quello del comune di Arbus Antonello Ecca, il Commissario del Parco Geominerario Tarcisio Agus, Vincenzo Tiana per Legambiente, il coordinatore del Piano Sulcis Salvatore Cherchi e il geologo Efisio Cadoni. Pesantissime le rinunce comunicate poco prima l’apertura del dibattito: non c’è Michele Caria amministratore unico di IGEA , “la controparte”, all’appello mancano pure Cristiano Erriu e Maria Grazia Piras assessori regionali rispettivamente agli Enti Locali e all’Industria e non c’è neppure Michele Carrus segretario regionale della CGIL.
Il dibattito. Due i livelli di discussione quello più generale che analizza lo stato di salute del Parco che «con 3.000.000,00 di Euro all’anno è quello più finanziato d’Italia ricorda nel corso suo intervento Salvatore Cherchi, coordinatore del Piano Sulcis», l’altro riservato alla imminente riapertura della Galleria Anglo-Sarda minuziosamente illustrata per la parte tecnica dal geologo Efisio Cadoni, galleria di servizio e di collegamento vicinissima a quella di Sant’Antonio che si ramifica a una profondità di -530 metri e già completamente visitabile.
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Guspini Montevecchio Convegno foto fernanda pinna[/caption]
La rabbia dei sindaci. Forte, convinto che non lascia spazio a interpretazioni equivoche è l’intervento del sindaco di Guspini Giuseppe De Fanti che fa sua tutta la rabbia di un’intera comunità«Abbiamo le idee chiare e sappiamo cosa fare - dice De Fanti- siamo stufi di questa situazione. Dodici anni di commissariamento e di cattive gestioni ci hanno finora impedito di mettere in pratica ciò che si può e si deve fare. Abbiamo vissuto di pane e miniera - conclude il sindaco- e i nostri genitori del durissimo lavoro nelle viscere della terra non ne mai parlato in modo romantico - pretendiamo impegni precisi e risposte più concrete ».«Gli immobili ricuperati devono finire nelle mani dei privati per renderli economici - aggiunge il sindaco di Arbus Antonello Ecca – bisogna eliminare la trappola dell’art. 8 della L. 33 che finora ne ha impedito l’utilizzo». Molto atteso anche l’intervento di Tarcisio Agus che non nasconde il suo disappunto sulle poche risorse disponibili: «Il Parco dispone di appena 11 dipendenti - dice l’attuale commissario - dei quali 6 sono part-time e di una struttura insufficiente a gestire l’intera superfice». Numerosi gli interventi e i suggerimenti che arrivano da parte del pubblico presente. Intervengono l’escursionista e cartografo Sandro Mezzolani, Bruno Concas del gruppo Elafos, Serafino Leo dell’associazione “Sa mena” e Salvatore Mastino del “Gruppo Territorio Ambiente e Lavoro” di Arbus che presenta un escursus veloce ma significativo sui beni minerari.« Siamo stufi di questi appuntamenti -dice- gli accordi sottoscritti vanno rispettati. Quello a livello ministeriale tra l’ENI e i sindacati del 1991 e il protocollo d’intesa del 1995 tra la SNAM, RAS e sindaci di Arbus e Guspini,che si impegnavano per il trasferimento a prezzo simbolico dei beni minerari. Infine una precisazione: nessuna modifica va fatta all’art. 8 della L. 33 in quanto con la liquidazione dell’EMSA avvenuta nel 2003 gli immobili pervenuti alla regione devono essere ceduti a titolo gratuito ai comuni in cui sono situati».
Gianni Vacca
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