more
>Sabato 18 novembre alle 17,30 nel Teatro Murgia a Guspini e domenica 19 novembre nel Palazzo Vescovile di Villacidro sarà proiettato il film ‘Gramsci e la sfida dal carcere’. La rassegna cinematografica è organizzata dal Centro Culturale di Alta Formazione dell’Associazione Piccoli Progetti Possibili. L’ingresso è gratuito. L’iniziativa culturale è sponsorizzata dalla Regione Autonoma della Sardegna, attraverso un progetto, per far conoscere alle attuali generazioni uomini illustri della Sardegna attraverso la legge Regionale Settembre 2006, n. 14 art.21.

Voglio ricordare il grande intellettuale sardo con una nota su "Gramsci e la lingua sarda". Antonio Gramsci in una lettera del 26 marzo 1927dal carcere alla sorella Teresina, descrive il ruolo e l’importanza della lingua sarda. Gramsci risponde “[…]Devi scrivermi a lungo intorno ai tuoi bambini, se hai tempo, o almeno farmi scrivere da Carlo o da Grazietta. Franco mi pare molto vispo e intelligente: penso che parli già correttamente. In che lingua parla? Spero che lo lascerete parlare in sardo e non gli darete dei dispiaceri a questo proposito. È stato un errore, per me, non aver lasciato che Edmea, da bambinetta, parlasse liberamente il sardo. Ciò ha nociuto alla sua formazione intellettuale e ha messo una camicia di forza alla sua fantasia. Non devi fare questo errore coi tuoi bambini. Intanto il sardo non è un dialetto, ma una lingua a sé, quantunque non abbia una grande letteratura, ed è bene che i bambini imparino più lingue, se è possibile”.
Il grande intellettuale sardo esprime una serie di posizioni sulla lingua sarda, che i linguisti, i glottologi e gli studiosi delle scienze sociali hanno rigorosamente dimostrato come valide. Ovvero che il bilinguismo non è da considerarsi un fatto dannoso da correggere e da controllare, ma una condizione e una competenza che agisce positivamente nelle psicodinamiche dello sviluppo cognitivo e relazionale del pensiero politico utile alla questione sarda. Gramsci scrisse ancora: “la prigione è una lima così sottile, che distrugge completamente il pensiero, oppure fa come quel mastro artigiano, al quale era stato consegnato un bel tronco di legno d’olivo stagionato per fare una statua di San Pietro, e taglia di qua, taglia di là, correggi, abbozza, finì col ricavarne un manico di lesina”. Non è che la stessa fine l’abbiano fatta gli studiosi della lingua sarda unica e i politici che ci hanno e ci governano? Nel 1977, il segretario provinciale nuorese del Pci, invitava, con una circolare spedita a tutte le sezioni, a non aderire, anzi a boicottare la raccolta di firme per la proposta di legge di iniziativa popolare sul bilinguismo, elaborata da alcuni intellettuali sardi (Lilliu, Masala, Spiga, Sciola), perché separatista e attentatrice all’Unità della Nazione! E oggi la politica di Pigliaru si muove nella stessa direzione: è ferocemente anti lingua sarda e anti sarda tout court.
Mauro Serra© Riproduzione riservata