Portrait: uno sguardo tra noi


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>Con il libro di Davide Forte attraversi campi, paesi, monti e mari che conosci, e rivedi le tue strade, le piazze e le chiese portandoti appresso una curiosità che non trova risposta. Quella cassa, lasciata in un angolo o in soffitta, contiene qualche segreto? Sai solo del ritratto di un uomo con gli occhi infossati e la barba lunga, fatto con il carbone su un foglio di carta, che viene guardato spesso per pochi istanti dalle generazioni di maschi che si susseguono e nel quale trovano insospettate somiglianze con il proprio aspetto. Eppure nessuno ancora sa chi rappresenta quel ritratto. Le chiese, le strade, il monte Santa Margherita, Arcuentu, sa rocca inquaddigada, Pistis, ma anche gli scontri o i disordini vissuti una volta a Guspini con una madre che prima di morire racconta al figlio cose dimenticate, e le bombe su Gonnos, le leggende e le credenze a Villacidro, e la solitudine, la vita difficile, e un Juanni, un Pabedda che fugge dai suoi inseguitori, che cerca riparo lontano dagli altri, dal paese abitato, sul monte, tra alberi, anfratti e rocce che raccontano storie lontane, oppure sulla costa al riparo dei ginepri a sentirsi cullare dal rumore delle onde. Una vita faticosa, fatta di panorami e di presenze umane visti da lontano, accompagnati spesso dai ricordi di una vita di stenti e di crimini.

2  Poi, dopo una notte trascorsa al riparo di una grossa quercia, la voce di uno sconosciuto che gli chiede se ha bisogno di un lavoro. Quasi una nuova vita, più tranquilla, quella di servo pastore di un padrone che non ha timore di fare ambigue proposte alla servetta. Il tempo scorre con le generazioni che si susseguono e con quel baule che le accompagna. Per ultimo c’è il bibliotecario di Guspini, a disposizione di quanti vengono a chiedere un libro o a fare quattro chiacchiere. Tra questi c’è un signor Plaisant, proprietario di una cinquecento che parcheggia con inesorabile regolarità in sosta vietata, che si esprime con espressioni sagge ma non sempre decifrabili e che molti suoi compaesani non sanno se considerare pazzo o solo un po’ fuori di testa. Uno che in biblioteca legge di tutto ma non si porta a casa alcun libro perchè non sa se all’indomani potrà tornare a restituirlo e che stabilisce rapporti cordiali, ma anche meno cordiali, con gli altri frequentatori, come un certo tziu Nanni che controlla se i libri sono in ordine e lamenta la presenza di polvere  negli scaffali o un certo Caggiai che l’italiano non lo conosce né lo parla. Il bibliotecario è sempre disponibile con i clienti e, se nella sua biblioteca non trovano i libri cui sono interessati, prende nota e li richiede a quella di Cagliari, dove lui si reca per ritirarli o restituire quelli avuti in prestito. È l’ultimo proprietario del cassone ereditato dagli avi e quando salendoci sopra per sistemare l’antenna tv il legno che scricchiola richiama la sua attenzione lo apre e oltre a ricordi e lettere trova quel vecchio ritratto, che poi mostrerà al suo amico Plaisant pensando di poterne sapere qualcosa di più. Portrait, gli risponderà lui, e nient’altro. Portrait, come il titolo del libro di Davide Forte, edito da Ellade libri.

Venanzio Tuveri

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