Prima registrazione utile della parlata arburese: dalle trincee del 1918 arriva la voce di Salvatore Atzeni


di Gianni Vacca
Le registrazioni fonografiche custodite negli archivi  delle Accademie di Scienze di Vienna e di Berlino rappresentano un documento di grande valore scientifico dove sono contenute le memorie storico-culturali dei tanti popoli partecipanti al primo conflitto mondiale. Tra esse anche la voce di Salvatore Atzeni, un minatore arburese ventiduenne costretto alla trincea poi fatto prigioniero  che assieme ad altri undici prigionieri di guerra tutti italiani  detenuti nei campi di prigionia  austro-tedeschi vennero utilizzate durante il primo conflitto mondiale come testimonianze orali relative a lingue e dialetti parlati. Il lavoro venne deciso in parallelo dall’impero tedesco e da quello austriaco che a inizio conflitto nel 1915  istituirono due commissioni incaricate di registrare scientificamente, classificare e archiviare i tanti idiomi presenti al fronte. Questa grande raccolta dati è rimasta dapprima segreta poi semisconosciuta fino a quando con un secolo di ritardo essa non è  sono stata pubblicata e il contenuto attualmente in fase di riversamento su CD.  Agli internati  veniva richiesto di tradurre nelle loro parlate alcuni testi di riferimento o di registrare filastrocche o canti popolari tradizionali della loro terra. Quindici le tracce audio presenti in quest’opera di indubbio  grande valore scientifico, quindici tracce audio spesso gracchianti e confuse ma in alcuni casi come quella dell’arburese Salvatore Atzeni, minatore ventiduenne prestato al fronte, si tratta della prima registrazione utile esistente della parlata arburese di oltre un secolo fa.  

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