Tramite l’utilizzo delle mani è possibile notare se la muscolatura del pesce è consistente per la presenza o meno dell’impronta lasciata dopo la palpazione, oppure se si nota un senso di gommosità o secchezza. Per ultimo, ma non meno importante, grazie all’olfatto si può valutare sia odore sia l’aroma di un prodotto ittico, che sono considerati tipici di ogni specie e complementari tra di loro. Addirittura l’odore viene utilizzato da tecnici di controllo ittico i quali a livello della branchia, sono in grado di valutare l’eventuale decadimento del pesce ma anche esattamente in che grado di freschezza si trova. Indubbiamente due tra i caratteri più importanti per accertare le reali condizioni di freschezza di un pesce sono la rigidità cadaverica e l’odore, caratteri fondamentali, oltre all’aspetto generale, consistenza, stato dell’occhio e colore delle branchie, definiti caratteri ausiliari, che forniscono comunque altre importanti indicazioni per poter valutare il grado di freschezza di un pesce, che può essere considerato freschissimo, fresco, stantio o alterato. Quando un pesce è può essere considerato freschissimo? Se è presente la rigidità cadaverica, se ha un odore salso, un aspetto generale brillante, consistenza soda, occhio vivo e colore delle branchie con tonalità bordeaux. Quando un pesce è definito alterato? In questo caso non ha rigidità cadaverica, l’aspetto generale è cinereo o smorto, la consistenza è flaccida e molle, l’occhio si presenta essiccato, appannato o vitreo e le branchie hanno una tonalità mattone o porpora.
A cura della Dott.ssa Gigliola Masala
Biologa consulente per la sicurezza alimentare
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