Quale Repubblica?


Il 2 giugno 1946 i cittadini italiani, donne e uomini tutti, per la prima volta con suffragio universale, scelsero la Repubblica anziché la Monarchia, e votarono per l’Assemblea che scriverà la Costituzione, tracciando il sistema democratico italiano sul piano dei principi etico-politici e su quello dell’ordinamento istituzionale ed economico e sociale. La Festa della Repubblica celebra questo passaggio cruciale della nostra storia; è il giorno in cui l’Antifascismo si fa Costituzione, il giorno in cui la conquista della libertà si trasferisce sul piano democratico e costituzionale attribuendo valore fondativo alla guerra di liberazione e alla resistenza partigiana. L’Antifascismo è il valore politico di riferimento della nostra Costituzione e costituisce il cuore dell’identità e del legame politico-culturale della Repubblica. In altri termini rappresenta il valore primo, patriottico-identitario del nostro Paese. Per questo non sbaglia chi parla di patriottismo della Costituzione riferendosi al capitale politico-identitario dell’Antifascismo. Sul piano economico e sociale, il valore privilegiato - immediatamente derivante dall’Antifascismo stesso – è invece il lavoro. L’etica del lavoro permea e caratterizza la Costituzione. Il lavoro, insieme diritto e dovere, rappresenta la dimensione economica e sociale che costituisce – nelle intenzioni dei Costituenti – il cuore pulsante della Repubblica. In questo senso, il riconoscimento a tutti i cittadini del diritto al lavoro conferisce pari dignità alle diverse forme di realizzazione dell’attività lavorativa. L’etica del lavoro presente nella Costituzione fa ugualmente riferimento all’imprenditore, al lavoratore autonomo, e al lavoro dipendente. Le disposizioni a tutela del lavoro riguardano infatti tutte le componenti del mondo produttivo, pur mantenendo particolare riguardo verso quelle più deboli: la Repubblica rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale, che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la partecipazione dei lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese (articolo 3); riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto (articolo 4); tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni (articolo 35). In questo momento di particolare difficoltà dopo l’emergenza sanitaria - quando si parla di ripartire e di ricominciare - riscoprire i valori dai quali tutto era cominciato e tornare a quello spirito di riscatto che allora aveva attraversato il Paese e reso possibile, in uno dei pochi momenti di sincera unità e coesione nazionale, la riuscita del patto costituzionale su cui si fonda la Repubblica, può rappresentare una risposta politica forte al dilagare del qualunquismo e dell’egoismo di una certa classe politica italiana di oggi. Restituire voce e proposte all’Antifascismo, con i suoi più alti valori di democrazia, libertà e giustizia sociale, e riscoprire l’etica del lavoro - non soltanto inteso come diritto, ma anche come dovere e responsabilità verso sé stessi e la collettività – può rappresentare una nuova risorsa e divenire uno strumento politico importante per quella classe politica che voglia proporsi di dare una prospettiva di crescita e un futuro migliore al Paese. Alla Repubblica, antifascista e fondata sul lavoro. (W.T.)

© Riproduzione riservata