Quando la Garra incontra l’orgoglio sardo


di Cinzia Mereu
Come nella gara col Parma anche contro il Napoli il Cagliari è riuscito a ribaltare un risultato che sembrava ormai segnato nel corso dei minuti di recupero, portando a casa un punto fondamentale per questa pazza corsa verso la salvezza. Questa volta a ribaltare la situazione c’ha pensato Nahitan Nandez, che con un guizzo ha sorpreso il portiere Meret, facendo esplodere di gioia i suoi compagni. Il mondo del web e i tifosi sono impazziti, elogiando la famigerata garra charrua, associata al modo di giocare sudamericano e, in particolare, a quello uruguagio. La garra altro non è che l’artiglio, la tenacia,  la forza di non arrendersi mai e lottare sino all’ultimo, il desiderio di voler rendere l’impossibile possibile. E il guizzo di Nandèz al 94’, la sua costante lotta sul rettangolo verde sembrano incarnare alla perfezione quello che è il significato più profondo della garra. Ma la Sardegna e i tifosi rossoblù non si stupiscono certo di fronte a questo ragazzo classe ’95 di Punta del Este, loro che di uruguagi nella loro squadra ne hanno visto transitare davvero tanti, alcuni dei quali hanno lasciato un segno indelebile nella storia del club cagliaritano. Il primo fra tutti è senz’altro Enzo Francescoli, il Pincipe prima di Diego Milito, sguardo fiero e eleganza raffinata sul campo da gioco, giunto in Sardegna nel 1990 assieme a Daniel Fonseca e Pepe Herrera, creando un trio delle meraviglie tutto uruguagio. Qualche anno dopo, nel 1995 sarà la volta di Fabian O’neil, El mago di Paso de Los Toros, genio e sregolatezza, che col Cagliari ha collezionato 136 presenze in cinque anni e sedici gol. Dal ’95 al ’98 un attaccante dal soprannome più sardo che mai, direttamente dal Penarol, con ventiquattro reti in 97 incontri conquisterà i tifosi rossoblù, Dario Silva Sa pibinca. I più giovani poi avranno ancora impressi nella mente Nelson Abejon, Il Guerriero, uno che di garra ne aveva da vendere, e il capitano Diego Lopez, quinto per presenze in serie A con la maglia del Cagliari e allenatore nella stagione 2013/2014 e quattro anni più tardi al posto di Massimo Rastelli. Per arrivare sino ai giorni d’oggi, con l’arrivo di Nahitan Nandez nell’estate del 2019, dopo la cessione di Niccolò Barella, e di Diego Godin nell’estate del 2020, accompagnato da un ormai padrone di casa d’eccezione, suo suocero Pepe Herrera, che mai ha dimenticato gli anni trascorsi in Sardegna. Ma non solo calciatori, c’è un allenatore in particolare che i tifosi cagliaritani ricordano con piacere, uno che i suoi artigli li ha davvero affilati, Oscar Whashington Tabarez, che nella stagione 1994/95 portò i suoi a concludere il campionato con un bel nono posto in classifica e che ora si ritrova a combattere contro una tremenda malattia, ma ostinato e tenace, non abbandona il suo grande amore, il calcio, continuando ad allenare con tutte le sue forze la nazionale uruguaiana. La Sardegna e l’Uruguay, l’orgoglio e la garra, la fierezza e la tenacia, due mondi appartenenti a due continenti diversi, ma accomunati da un senso di appartenenza e di caparbietà che permette loro di intrecciarsi alla perfezione.

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