Remunerare i contadini e i pastori per il mantenimento dell’ecosistema


La politica della Sardegna ha il dovere di preservare l’ecosistema tramite la insostituibile funzione della pubblica amministrazione e del coinvolgimento attivo dei contadini, dei pastori e delle loro forme organizzate. Ripartire dalla campagna è una delle strade possibili per contribuire in maniera significativa a rispettare quanto stabilito dal Protocollo di Kyoto per la ritenzione del carbonio e per valorizzare al massimo livello il ruolo multifunzionale dell’impresa agricola a salvaguardia del territorio. Il Portogallo dieci anni fa è stata la prima Nazione al mondo che ha introdotto i pascoli seminati, permanenti, biodiversi e ricchi di leguminose per la ritenzione del carbonio, contribuendo seriamente ad attivare le indicazioni del Protocollo di Kyoto. I pascoli di cui si sta parlando, grazie alla loro maggiore produttività, determinano aumenti significativi di sostanza organica nel suolo, la quale è costituita dal 58% di carbonio. Da quella esperienza scaturì dal gennaio 2007 il virtuoso progetto a burocrazia “quasi zero”, con la collaborazione di 1360 produttori del Campidano, della Marmilla e del Linas, denominato “Vivere la Campagna”. L’dea del Portogallo sui pascoli seminativi e quella del Medio Campidano sulla coltivazione delle leguminose può essere mutuata da subito in Sardegna attraverso un Piano Straordinario, che affianchi il Psr, ma a copertura finanziaria regionale, da attuare con l’applicazione delle norme del “De minimis” primario (che saggiamente prevedono un tetto), in collaborazione diretta con le amministrazioni comunali e i titolari delle imprese agricole e zootecniche. Da sottolineare che il “De minimis” è un aiuto in più e non in sostituzione di altri provvedimenti. Ora è più semplice di 10 anni fa parlare di questo tema perché esiste dal novembre 2018 un “piano Ue di 200 milioni di euro per la promozione delle colture proteiche”. E sempre da questa data la Commissione, pubblica una relazione, che fa il punto sulla domanda e sull’offerta di proteine vegetali indicando strategie e strumenti per la crescita del comparto. Anche il commissario per l'agricoltura e lo sviluppo rurale, Phil Hogan, ha ribadito che il Parlamento europeo vuole “sostenere maggiormente la produzione di colture proteiche in Europa”. L’esperimento portoghese quindi non è datato, come non è datato l’esperimento dell’Ex Provincia Del Medio Campidano, si può facilmente applicare anche in Sardegna da subito, e, con il coinvolgimento della ricerca, dando un contributo significativo a livello locale ed internazionale. Aumentare la produzione di proteine vegetali, come sostiene la Commissione Ue, è una necessità inderogabile anche per l’apporto di proteine per l’allevamento zootecnico. L’esistenza di un sistema di pascoli biodiversi ricchi di leguminose consentirebbe di remunerare l’apporto dei contadini e dei pastori per la fissazione del carbonio nei pascoli e per il presidio delle campagne. Con la scelta di sistemi di gestione che prevedono la valorizzazione paesaggistica oltre che produttiva, si apre una strada duratura ed una opportunità molto interessante per gli agricoltori e gli allevatori per essere remunerati per la fissazione del carbonio, sia nelle aziende private che nei fondi pubblici. Per i prossimi anni occorre un progetto speciale, appunto, che riconosca l’impegno dei produttori nella conservazione degli ecosistemi a vantaggio di tutti. Per il futuro verde serve un Piano straordinario di facile applicazione e col l’insostituibile coinvolgimento degli enti locali. Il cambiamento passa per la considerazione delle campagne perché l’agricoltura è vita e va difesa da tutti! Fulvio Tocco

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