Roberto Liscia: da dipendente a imprenditore


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>Il percorso di un ex dipendente reinventatosi autonomo, le difficoltà incontrate in un anno di attività, la coraggiosa scelta di aprire un punto vendita bio con l’idea che i prodotti sani migliorino le condizioni dell’ambiente e preservino la salute della Terra: è la storia di Roberto Liscia, 58enne di Guspini, titolare dell’ “LR 2.0” al civico 156 di via Matteotti.

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«Ho lavorato 26 anni nella grande distribuzione- racconta l’uomo- ma ultimamente sentivo l’esigenza di crearmi uno spazio personale sia dal momento che il rapporto con i miei superiori si stava rapidamente logorando , sia in quanto ormai da anni pensavo a  mettermi in gioco e aprire io stesso un’attività commerciale. Ho puntato sul biologico perché Guspini e i Comuni del circondario mancavano di un punto vendita di prodotti particolari dedicati a vegetariani, vegani e a tutti i soggetti intolleranti o con allergie alimentari. Difatti ho stipulato anche una convenzione con la ASL per l’erogazione di prodotti dietetici senza glutine destinati ai celiaci. Il bacino d’utenza è quindi piuttosto ampio e coinvolge clienti delle età più diverse, provenienti in gran numero anche da fuori provincia: lo scorso 22 Giugno abbiamo festeggiato il primo anno di attività e mi sono chiesto se, tornando indietro, rifarei la stessa scelta».

«La risposta è sì, perché nonostante dal sindacato mi avessero consigliato di restare in mobilità e aspettare la pensione, non sono una persona che ama restare ferma a girarsi i pollici. Anche prima lavoravo oltre le 10 ore al giorno, uscendo la mattina e rientrando la notte: la differenza è che ora lo faccio per me, a fronte di costi e responsabilità diverse che comunque mi pesano meno della mancanza di libertà e piena autodeterminazione che caratterizzano il lavoro dipendente. Certo, servirebbe dare un taglio ai costi e alla manutenzione ordinaria, la pressione fiscale è eccessiva e agli autonomi manca sufficiente sostegno da parte delle istituzioni, ma la libertà di condurre come meglio si crede la propria “creatura” mi ripaga di ogni sacrificio» afferma l’esercente.

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Il negozio è strutturato in maniera differente rispetto al classico esercizio bio, che solitamente si argomenta in spazi ristretti con un ridotto assortimento di prodotti su scaffalature basse: « Ho deciso di ricreare un piccolo supermercato del biologico- ricorda Roberto Liscia- attraverso la scelta di scaffalature alte, di un alto numero di referenze, quasi mille, e la volontà di guidare il cliente nel suo percorso all’interno del negozio. Cerco di avvalermi della collaborazione dei produttori locali; proponendo nella mia attività anche il miele di Guspini, la semola di Nurri, la farina di Anedda o la pasta di Siddi. Un elemento fondamentale per me è l’ascolto dei clienti, che spesso, avendo una cultura alimentare di gran lunga maggiore del sottoscritto, mi consigliano di acquistare alcuni prodotti invece di altri. Sul prezzo sono piuttosto rigoroso: penso che la qualità costi e che sia sempre meglio diffidare da un prodotto quando il suo prezzo è evidentemente troppo basso. Inoltre mi piace ricordare di come, essendo ogni prodotto  a filiera controllata- aggiunge il commerciante, soppesando del kamut- si possa risalire a tutti coloro che si sono impegnati nella sua realizzazione, da colui che ha piantato il seme all'addetto alla vendita in negozio. Anche questo significa rispetto del cliente e garanzia di qualità».

Francesca Virdis

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