>Umile, profondo e sincero: sono questi gli elementi che emergono di Roberto Locci, un ragazzo con una passione, quella per la scrittura, che ha pubblicato un libro dal titolo “Agrodolce e Inchiostro Viola” e un secondo che a breve prenderà parte ad un concorso Rai. Chi è Roberto Locci? Ho trentaquattro anni. Prima che io nascessi ho perso mio padre e sono cresciuto in una famiglia allargata dove, oltre a mia madre, vi erano i miei nonni e zii che mi hanno allevato e ai quali devo tantissimo. Lavoro per un’impresa di pulizie e nel periodo estivo svolgo l’attività di animatore turistico. Mi chiamano Pohis, che significa “poeta teatrante” nel senso che spazio dalla comicità del teatro alla scrittura; quest’ultima è il mio primo amore. Da circa due anni frequento a Quartu un corso di formazione teatrale. Come nasce la passione per la scrittura? Ho iniziato a scrivere poesie sin dall’adolescenza, riportavo i miei sentimenti provati durante la giornata. Tutto ciò mi dava un senso di benessere. Per me carta e penna, accompagnati da un sottofondo musicale, rappresentano la mia valvola di sfogo. Inizialmente ho tenuto questi scritti soltanto per me. Quando ha poi deciso di far conoscere i suoi scritti? Ad un certo punto ho avvertito la necessità di condividere ciò che scrivevo perché ho pensato che quel senso di benessere che provavo avrei potuto trasmetterlo ad altre persone. Oltre alle poesie mi sono quindi cimentato nella scrittura di romanzi: “Agrodolce e Inchiostro viola” sono due storie che ho accorpato in un unico libro. Grazie all’aiuto dei miei amici più cari e dei miei parenti, che mi hanno fortemente sostenuto, è stato possibile pubblicarlo. Non smetterò mai di ringraziarli. Condividere per raccontare le proprie storie di vita: di cosa tratta il romanzo “Agrodolce e Inchiostro viola”? Ci sono dei messaggi di vita celati nei miei romanzi che spero qualcuno possa cogliere. Non si tratta di scritti autobiografici perché non ho la presunzione di dovermi raccontare. Parlo però di alcuni aspetti della mia vita raccontati in chiave sentimentale. “Agrodolce” potrebbe essere riassunto come una sintesi della vita, nel senso che non esiste “il sempre bello e il sempre brutto”: è la nostra mente che spesso non percepisce che nel bello può esserci un po’ di brutto e viceversa. “Inchiostro viola” è invece la storia del ritrovamento su un treno di un diario da parte di un ragazzo, che cerca poi di restituire alla sua legittima proprietaria. I due romanzi trattano di amicizia e sentimenti in tutte le loro sfumature. Un altro elemento importante dei due libri è il caso inteso come fato. L’amicizia ha quindi un valore estremamente importante nella sua vita. È un elemento fondamentale. Sono stati proprio i miei amici più vicini che mi hanno dato una grossa mano soprattutto nei miei momenti difficili. Oltre ad essere un provetto scrittore, si cimenta anche nella comicità come animatore turististico. Sì. La vita è certamente una cosa seria, ma non per questo va presa troppo seriamente. Ridere è un qualcosa che non deve mancare mai: partendo da questo presupposto mi sono avvicinato anche al mondo della comicità. Ha in mano un foglio bianco. È più facile scrivere per far ridere o per far riflettere seriamente chi legge? Dipende da tante cose. Forse però, così a pelle, direi far riflettere. Scrivere o fare teatro potrà mai essere un lavoro per lei? Mai. Non ritengo di essere né scrittore né tantomeno un comico. L’arte non si fa con la firma di un contratto, l’ispirazione non nasce a comando. Ho iniziato dicendo che per me lo scrivere rappresenta una valvola di sfogo, lo faccio quindi principalmente per me stesso; se poi ciò che faccio piace, ovviamente, sono ancora più contento. Simone Muscas
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