di Gian luigi Pittau
Spegne ben quattordici candeline per i suoi anni di attività la compagnia teatrale Muredda.
Era il 21 gennaio del 2007 e un gruppo di amici con la passione per la lingua sarda decise di dar vita ad una delle realtà di teatro amatoriale più longeve di San Gavino. Alcuni di loro fanno ancora parte del gruppo come Marco Ennas, Gino Marras, Gianni Cinus e Rosanna Pinna.
Una serie di successi, a partire da “L’ultimo infortunio di Vittorio” e “Sa torrada a Muredda” di Antonio Contu, passando per “S’ultimu cantu” di Gigi Tatti, arrivando poi agli adattamenti di commedie ben note, come “Su susuncu” di Giampaolo Pisu, tratto da Moliere e le ultime commedie “Is tronus de Martzu” e “Is nebodis de su sindigu” di Patrizio Podda, tratte dalla tradizione della commedia napoletana di Vincenzo ed Eduardo Scarpetta.
«È molto difficile in questo momento - spiega il vicepresidente della compagnia Lorenzo Argiolas - venirci incontro per fare le prove e programmare i prossimi appuntamenti. L’ultimo spettacolo è andato in scena nell’ambito della scorsa estate sangavinese, con la commedia “Sa coja”, nell’agosto scorso, anche in quel caso abbiamo dovuto utilizzare tutti gli accorgimenti necessari. Sono tempi duri per chi fa teatro, ce ne rendiamo conto anche noi che lo facciamo a livello amatoriale. Ma guardiamo avanti con la speranza che presto si possa tornare sul palco».
Da oltre dieci anni la Compagnia organizza una rassegna estiva “Rassegna città di San Gavino Monreale” che coinvolge diverse compagnie provenienti da tutto il territorio, con la collaborazione del circuito Teatro Insieme. «Nel 2020- spiega Lorenzo Argiolas- si sarebbe dovuta svolgere la decima edizione della nostra rassegna, ma data la situazione abbiamo deciso di rinviarla in attesa di tempi migliori. Vedremo adesso, in base all’andamento del virus, se sarà possibile programmarla per i prossimi mesi, di concerto con l’amministrazione comunale e con tutti gli altri gruppi teatrali che andremo a coinvolgere. Circaus sempri de castiai a innantis cun lebiesa e cun gana de si spassiai».
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