di Maurizio Onidi
Dopo lo sciopero di Montevecchio del 1961 con l’occupazione dei pozzi durata 17 giorni, raccontato nell’edizione n. 7 del 1 aprile, le pagine della Gazzetta del Medio Campidano nel numero successivo uscito il 15 aprile hanno ospitato con molto piacere “Le scoperte di una viaggiatrice lombarda” a cura di Graziella Falaguasta, giornalista e consulente di comunicazione che racconta di un gemellaggio virtuale tra due ex centri industriali come Sesto San Giovanni e San Gavino Monreale con la sua fonderia. La definitiva chiusura della miniera di Montevecchio, decretata nel 1991, ha certamente ridimensionato anche le attività connesse alla fonderia che attualmente opera con minerali proveniente dall’impianto metallurgico di Portovesme. Il binomio Montevecchio-San Gavino, sciolto come neve al sole ha generato nei sangavinesi il desiderio di mantenere viva la memoria di quel periodo e di quelle due fumanti ciminiere che per la loro altezza erano ben visibili in tutto il Campidano e che per decenni hanno caratterizzato l’identità di questo importante centro. Nasce così il Museo Due Fonderie fortemente voluto dall’amministrazione comunale e proprio le due ciminiere ne rappresentano il logo. [caption id="attachment_86125" align="alignleft" width="597"]
Stefano Mainas, Aldo Pusceddu e Walter Piras[/caption]
Il progetto ha potuto realizzarsi anche con il contributo indispensabile di un gruppo di esperti e di Stefano Mainas: «Grazie all’impegno, di Aldo Pusceddu, geologo, importante punto di riferimento per il lavoro di recupero delle testimonianze storiche», racconta, «di Walter Piras, responsabile marketing del progetto (Expert Group) e delle antropologhe culturali Claudia Fenu e Maura Murru, responsabili del progetto di ricerca scientifica e documentale. Una citazione doverosa va anche a Giuseppe Aru, attuale proprietario dell'area in cui sorgeva la fonderia del Mandel, nei pressi della quale alcune scorie della vecchia fonderia sono state da me raccolte ed esposte in una teca del Museo».
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Gruppo di lavoro[/caption]
Il Museo e Centro di Documentazione Due Fonderie, ubicato al n. 2 di via Montevecchio a San Gavino Monreale, ha sede nel caseggiato che ospitava gli ex magazzini della ferrovia privata Montevecchio (Sciria) - San Gavino Monreale, realizzata dalla Società Mineraria Montevecchio, con l’intento di ridurre gli onerosi costi di trasporto del minerale estratto nelle sue miniere dell’Arburese-Guspinese, fino alla stazione delle Ferrovie Reali Sarde (in esercizio dal 1871) e da qui al capoluogo sardo per essere poi imbarcato e trasferito verso i centri di lavorazione del nord Italia e all’estero.
La ferrovia privata a scartamento ridotto, lungo la quale si trovavano sette case cantoniere, inaugurata nel 1876 con una spesa di 1.500.000 mila lire dell’epoca, si sviluppava per 18,200 km con il servizio assicurato da 3 locomotive da 25 CV, 30 vagoni merci, 3 vetture viaggiatori e 1 bagagliaio.
La linea fu dismessa il 30 marzo del 1958 per sopravvenuta antieconomicità della sua gestione e le attrezzature riutilizzate nel ciclo produttivo della miniera.
«Il museo, inizialmente finanziato nel 2002 con i fondi POR Sardegna 2000/2006, con un intervento denominato “Da San Silvano a San Gavino Monreale”», prosegue Stefano Mainas, «era stato inserito nelle attività del Parco Storico Letterario Giuseppe Dessì, del quale fanno parte i comuni di Villacidro, Arbus, Buggerru, Fluminimaggiore, Guspini, Gonnosfanadiga e San Gavino Monreale. Lo scrittore Giuseppe Dessì che chiamava San Silvano il paese di San Gavino con la sua ferrovia e Norbio Villacidro, nei suoi romanzi menzionava anche un’antica fonderia, edificata nella valle del rio Leni, che già nel 18.mo secolo lavorava la galena argentifera proveniente dalle prime coltivazioni minerarie di Montevecchio (Arbus-Guspini), Monteponi (Iglesias), Marganai (Domusnovas) e Spirito Santo (Fluminimaggiore). Ecco perché a questo intervento di archeologia industriale si è pensato di dare il nome “Due Fonderie” e di avviare una campagna di acquisizione del materiale documentario (fotografie, manufatti, documenti, libri, audio e video interviste), allo scopo di preservare la memoria storica della fonderia di San Gavino Monreale, attualmente in attività, ma anche di far conoscere quella più antica e meno nota di Villacidro (Giovanni Rolandi , 1971 – La fonderia di Villacidro (1742-1792), Felice Cherchi Paba, 1969 – Quaderni storici e turistici della Sardegna).
«Il simbolo del Museo Due Fonderie, raffigurante una F disposta orizzontalmente, rappresenta la lettera iniziale della parola fonderia», rimarca Stefano Mainas, «ma anche le due ciminiere stilizzate dell’impianto industriale che per tanti anni hanno sovrastato il paesaggio di San Gavino Monreale e il suo circondario fino al 1976, quando, la ciminiera alta 108 mt, innalzata nel 1931, crollò improvvisamente senza recare alcun danno alle persone e poi, per ragioni di sicurezza, si procedette all’abbattimento della seconda rimasta ancora in piedi e quindi alla successiva costruzione di quella attualmente esistente».
Il progetto di avvio e sviluppo del Museo e Centro di Documentazione Due Fonderie è stato approvato con una delibera di giunta del Comune di San Gavino Monreale nel 2010 e finanziato attraverso successivi interventi che hanno favorito la sua inaugurazione ufficiale il 20 aprile 2013.
«Per arrivare a questo importante traguardo», aggiunge Stefano Mainas, «l’amministrazione comunale, attraverso pubblica selezione, incaricava due antropologhe con specifiche e documentate esperienze nel settore, Claudia Fenu e Maura Murru. Le antropologhe, coadiuvate da un gruppo operativo formato da giovani tirocinanti del settore cultura e da cittadini volontari, avviò nella prima fase un’importante e proficua campagna di acquisizione del materiale documentario, sostenuta da una intensa condivisione del progetto che interessò San Gavino e il territorio. Seguì poi l’importante lavoro di catalogazione e informatizzazione dei reperti secondo le direttive del “Centro del Catalogo della RAS” e quindi il successivo allestimento storico/antropologico negli spazi museali al fine della sua valorizzazione e fruizione pubblica. Tale patrimonio, generosamente donato dai cittadini sangavinesi, dalle associazioni culturali e dalla direzione locale della fonderia di San Gavino (Portovesme Srl), è stato messo a disposizione della comunità attraverso testimonianze orali (audio/video), oggetti, documenti e immagini legati alla vita e al lavoro dei protagonisti di quei particolari stabilimenti industriali».
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Stefano Mainas[/caption]
«All’interno del Museo e Centro di Documentazione Due Fonderie», conclude Stefano Mainas, «troviamo l’area allestimenti, dove troviamo delle gigantografie e pannelli illustrativi rappresentanti la storia della fonderia di San Gavino, comprendendo anche una serie di teche luminose di grande formato nelle quali si possono ammirare oggetti, documenti e immagini appartenenti ai due impianti metallurgici. A seguire l’area proiezioni audiovisive, dedicata alla visione e all’ascolto delle testimonianze orali dei protagonisti della fonderia di San Gavino e il laboratorio didattico che ospita una sezione ludico-didattica nella quale sono stati realizzati dei laboratori con studenti e persone legate alla storia della fonderia e dove i più piccoli hanno potuto cimentarsi, divertendosi, con giochi e disegni sulle tematiche proposte dal Museo Due Fonderie. Ma è tutto l’insieme che si offre al visitatore curioso, coinvolgendolo in un percorso che lo porta indietro nel tempo, dagli albori della metallurgia in Sardegna (l’antica fonderia di Villacidro), fino ai giorni nostri, attraverso documenti, immagini, reperti e testimonianze di coloro che hanno contribuito e reso possibile la trasformazione di un territorio a vocazione agro-pastorale in una realtà industriale importante che ancora oggi fa parlare di sé».
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