San Gavino, ospedale: oltre 700 i peacemaker posizionati nei pazienti seguiti a distanza


di Gian Luigi Pittau
L’ospedale “Nostra Signora di Bonaria” di San Gavino Monreale è sempre più all’avanguardia.  Da tempo si lavora secondo progetti nuovi e ambizioni e da un felice incontro la tecnologia e il personale del reparto di cardiologia oltre 700 pazienti, portatori di pacemaker e defibrillatore, sono seguiti a distanza. Si tratta di un progetto partito nel luglio 2017 quando il reparto di cardiologia, diretto dal primario Gianfranco Delogu, ha avviato il servizio di monitoraggio remoto dei dispositivi impiantabili. L’équipe, composta dal direttore del reparto da tre medici e tre infermieri, ha avviato l’attività di arruolamento dei pazienti, dell’attività di counseling e della consegna dei comunicatori, con particolare attenzione per i portatori di defibrillatori o dispositivi per la resincronizzazione cardiaca. In questi giorni è stato consegnato il settecentesimo comunicatore per controllo remoto come rimarca il direttore generale della Asl del Medio Campidano Giorgio Carboni: «Questo traguardo ha promosso il centro del Medio Campidano a centro all’avanguardia nel territorio sardo e nel centro sud Italia per la promozione della telemedicina applicata ai pazienti cardiopatici. Ormai ben oltre il 70% dei pazienti che si rivolgono al centro del Medio Campidano (attualmente circa mille) per l’impianto o il controllo del proprio dispositivo di cardiostimolazione usufruiscono di questo servizio. Fra i pazienti seguiti oltre un quinto sono portatori di dispositivi complessi come i defibrillatori sia transvenosi che sottocutanei o quelli per la resincronizzazione cardiaca o la stimolazione fisiologica delle vie di conduzione». [caption id="attachment_90968" align="aligncenter" width="888"] San Gavino, ospedale[/caption] L’utilizzo di questa tecnologia ha permesso negli ultimi anni un progressivo miglioramento dell’assistenza di queste categorie di pazienti, in primis con una più tempestiva individuazione della modifica delle condizioni cliniche tra le quali il sovraccarico di liquidi e l’insorgenza di aritmie non note quali la fibrillazione atriale, il precoce riconoscimento dei casi di malfunzionamento del dispositivo e un rapido intervento correttivo. Così l’ospedale va a casa dei pazienti come ricorda il direttore della cardiologia Gianfranco Delogu: «La nostra scelta di offrire un servizio di presa in carico direttamente a casa del paziente, con il sistema di monitoraggio remoto, oggi ci permette di azzerare le distanze e favorire anche nei pazienti più anziani o con difficoltà di movimento e trasporto un servizio di buon livello come richiesto dalle principali società scientifiche del settore. il nostro progetto prevede sempre una maggiore integrazione fra l’ospedale e il territorio per una presa in carico totale di tutti i pazienti, più o meno giovani. Questa tecnologia ha avuto un impatto importante sulla gestione dei pazienti che sono i primi a richiederne l’attivazione, è un passaggio importante nell’attivazione di una presa in carico capillare all’interno del territorio di una categoria di malati spesso con difficoltà di mobilità. Buona parte di questi pazienti così delicati vengono seguiti parallelamente dall’ambulatorio dello scompenso cardiaco e si avvalgono degli algoritmi avanzati per la prevenzione delle riacutizzazioni (Boston Scientific Heart Logic, Biotronik Selene, Medtronic Cardiac Compass), inoltre una parte significativa di loro trasmettono tele metricamente anche il peso corporeo e la pressione arteriosa mediante dispositivi dedicati».

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