La 330^ edizione della festa di Sant’Antonio con il rientro del Santo nella sua dimora abituale posta nella chiesa parrocchiale di San Sebastiano va in archivio. Ancora una volta bella, emozionante e carica di un phatos unico nella sua specificità dove religiosità e paganesimo, pur contrapposti, riescono a connettersi in un unico grande evento. Gli appalusi carichi di religiosità e devozione che i fedeli dedicano all’amato Santo mentre sale le scale e varca l’antico portone d’ingresso della chiesa ne sono una testimonianza. Un momento di gioia e riflessione intimo e indimenticabile.
Tanti gli elementi che entrano a far parte di un contesto di così grande suggestione. Per Arbus un evento che accompagna le comunità tutto l’anno. La spontaneità e la partecipazione individuale o in piccoli gruppi rimane in ogni caso una delle sue componenti più tradizionali come sempre perfettamente integrata nell’organizzazione. La parte religiosa è stata curata dal parroco Don Daniele Porcu quella civile, culturale e folkloristica dal comitato “Passu passu cun tui Antoni Santu”, dall’ Associazione Culturale “ Gruppo Sa Ramadura Arbus” e da “Is Carradoris”, conducenti del cocchio autentici protagonisti della festa e custodi di una tradizione secolare. Tutto nella massima sicurezza grazie anche alla presenza lungo tutto il percorso dell’Unità mobile di Rianimazione Emergenza e Soccorso della Soc.Coop.Soc.Onlus.Presenti numerose autorità civili, militari e sindaci del territorio. Una edizione superba e solenne, fortemente partecipata dalla presenza di migliaia di fedeli.

La diretta dell’avvenimento curato dall’emittente televisiva Videolina ha regalato ai tantissimi emigrati sparsi un po' dovunque e a chi per un motivo o per l’altro non poteva essere presente, tutte le fasi della partenza della festa. L’iniziativa ha così portato nel piccolo schermo fuori dai suoi confini non solo territoriali ma anche nazionali, questa grande antica ricorrenza con numeri di ascolto che vanno ben al di là delle più rosee previsioni. Numeri che vanno ad aggiungersi all’imponente marea umana che sia ad Arbus che a Guspini e lungo tutti i quasi 34 km del pellegrinaggio ha accompagnato il cammino del Santo. La sacralità del cocchio ha rubato parecchi scatti ai tanti turisti presenti. Così come la sfilata coloratissima e ricca di tradizioni alla quale hanno preso parte tantissimi gruppi folkloristici provenienti da diversi comuni dell’isola. Oltre una quarantina le traccas, alcune delle quali trainate ancora dal tradizionale gioco di buoi.
Infine la “Banda Musicale Ennio Porrino” che ha conferito ulteriore solennità alla processione. Diversi i riti religiosi, i festeggiamenti civili e gli intrattenimenti musicali. In tanti hanno prestato il loro contributo. Alcuni da dietro le quinte con ruoli però sempre gratificanti e di fondamentale importanza per chi affronta le fatiche dei tanti km a piedi e le sedici ore di pellegrinaggio. E’ il caso di “ zio Nino”, figura tanto cara e stimata, che da un numero imprecisato di anni con il suo tradizionale e inconfondibile motocarro garantisce per l’intero viaggio di andata e ritorno l’imprescindibile supporto logistico distribuendo gratuitamente l’acqua ai fedeli in processione. Attrus’annus, Sant’Antoni si aggiudidi!
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