Santu Antoni miu bellu!


di Sandro Renato Garau
  L’espressione che abbiamo sempre sentito tante volte dalle nostre nonne, mamme, zie, nonni, padri, zii. Espressione familiare, quanto mai semplice, diretta, comprensibile a tutti. Invocazione che è solo amore, quello che si esprime nella gioia, nella sofferenza, nel quotidiano. La festa che coinvolge arburesi e guspinesi si ripete come ogni anno dalla notte dei tempi. Si potrebbe pensare a un rito antico, ed è vero, ma sempre nuovo. Il nuovo sono i sentimenti che vivono i partecipanti al pellegrinaggio più lungo d’Europa. Tutto è sempre nuovo, nonostante i secoli. I partecipanti, l’attesa, la preparazione, le speranze. Attesa degli arburesi, il santo vive ad Arbus, dei guspinesi che lo accolgono con affetto quando percorre le strade della cittadina. Difficile capire perché un santo è amato e venerato, tutti hanno un motivo per rivolgersi a Lui almeno con un ciao. Se si pensa che doveva diventare cavaliere. Che il suo nome era Fernando, ed era nato a Lisbona in Portogallo. Frequentava i canonici regolari di sant’Agostino. Quelli di Papa Leone XIV. Veste il loro abito bianco. È prete nel 1212. È il 1220 quando diventa francescano e cambia anche nome, si fa chiamare Antonio. Antonio da Lisbona, non è ancora da Padova.  Incontra ad Assisi San Francesco, ormai infermo, alla fine della sua vita terrena. È uomo di preghiera, pensatore, ma soprattutto è uguale ad ogni uomo… assalito da molti dubbi. Sarebbe curioso sapere perché da Padova? Ancora di più perché di Santadi, borgo che si affaccia sullo stagno di Marceddì, nel Golfo di Oristano. Su Padova le notizie sono quelle dei biografi: nel 1230, il vescovo di Padova Iacopo Corrado, che guardava con simpatia i francescani, “donò ad Antonio una terra, dove fu aperto un conventino”. La bellezza del suo aspetto, i gigli, il piccolo Gesù tra le braccia sono rassicuranti e confortanti. Vincenzo Gamboso, in Vita di sant’Antonio, nel 1231 ci descrive un Antonio un poco diverso, molto vicino a noi: “Predicatore instancabili, esigente con sé stesso prima che con gli altri … abituato a pretendere dal suo fisico uno sforzo costante e intenso, l’inerte spossatezza che lo invade di giorno in giorno è sintomo che non permette dubbi. Infermo lo era da anni…. Respirava ansimando, le membra deformate dall’idropsia… Il respiro gli veniva a fatica, mentre il capo gli doleva come stretto da una morsa. Talvolta lo sorprendevano le vertigini, e tutto il corpo era agitato da movimenti convulsi. Lo stomaco ricusava gli alimenti, e la mente, subito affaticata, gli si offuscava. … mentre il pensiero vagava, riandando atto per atto, alla presenza di Dio, la sua breve esistenza: breve, ma straordinariamente intensa”. Uno di noi. Un testimone di quel Dio che lo aveva scelto. Forse questo riflettere sul santo è ripensare la nostra esistenza e la preparazione della festa è vissuta nel quotidiano e soprattutto nei giorni che precedono il pellegrinaggio con intensità. Piccole cose: scelta dei fiori per addobbare le strade, i molti carri e trattori che lo seguiranno nel pellegrinaggio; la preparazione del pane, su coccoi e su pani de su mannu, che con mani sapienti panificatori e donne che non hanno rinunciato all’antica arte appresa dalle nonne, quella del pane fatto in casa. I dolci. La cura del cibo. Poi la messa del mattino nella parrocchia di San Sebastiano e la partenza del pellegrinaggio. Gesti e pensieri accompagnati dalla preghiera: un grazie al santo, una grazia da chiedere, il pensiero a un figlio in cerca di lavoro, a un parente malato, emigrato o deceduto. La richiesta di riuscire a superare un momento difficile, l’affidare al santo i bimbi, piccoli e grandi. La richiesta di alleviare una malattia che a volte risulta nefasta. La festa di sant’Antonio di Santadi è questa… e viene da molto lontano. Pazienza se il sole lungo la strada è impietoso e se un incendio ferma per qualche momento i pellegrini.  Festa deve essere, scioglimento di un voto, emozione, preghiera o semplicemente riconoscersi parte di una comunità che accompagna il santo e che con speranza guarda al futuro. Perché di Santadi? Lasciamo alla tradizione e alle leggende locali la risposta… per noi è: Santu Antoni miu bellu e stimau!

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