Si è svolta a Sardara, all’interno del cimitero, la cerimonia per ricordare il cinquantesimo della scomparsa del professor Vinicio Mocci, già sindaco di Sardara e consigliere regionale della Sardegna. Alla cerimonia hanno partecipato per l’amministrazione comunale il sindaco Giorgio Zucca e l’assessore Antonio Mameli. Erano presenti i familiari dell’ex sindaco, alcuni parenti e numerosi amici. Dopo gli interventi del sindaco e dell’assessore ha preso la parola il nipote, il professor Sandro Mocci, che ha elencato quanto fatto dallo zio e ringraziato sindaco e amministrazione per aver ricordato in modo ufficiale Vinicio Mocci. L’amministrazione si è impegnata a titolare una piazza all’ex sindaco che verrà inaugurata a breve. La cerimonia si è conclusa con il deposito da parte del sindaco di un vaso di fiori sulla tomba dell’ex sindaco.
Cinquanta anni fa, il 28 novembre del 1975, si spegneva a soli 60 anni Vinicio Mocci figura di spicco dell’Autonomismo Sardo, segretario regionale del Partito Socialista, primo sindaco di Sardara eletto dopo la proclamazione della Repubblica. Nato a Sardara il 14 giugno 1915, di spiccata intelligenza e particolarmente studioso, superò di slancio i vari livelli scolastici arrivando alla Laurea in Lettere Antiche a 21 anni presso l’Università di Pavia. Insegnò per un biennio in un Liceo di Ferrara per poi rientrare in Sardegna.
Aderì al Partito Sardo d’Azione di Emilio Lussu e il 15/04/1946 venne eletto sindaco di Sardara. Successivamente alla scissione del Psd’Az seguì Lussu nel Partito Socialista diventandone in breve tempo uno dei più preparati ed ascoltati dirigenti. Domiciliatosi a Cagliari, segretario della Federazione cagliaritana, nel 1965 venne eletto Consigliere Regionale per la V Legislatura grazie a 3560 preferenze. In Consiglio Regionale ricoprì l’incarico di Presidente della Quinta Commissione permanente e di Presidente del Gruppo consiliare socialista. Il 23 novembre 1974 diventa segretario regionale del Partito Socialista Italiano mentre il Consiglio Regionale lo aveva precedentemente nominato membro del Comitato per la Programmazione.
«Mantenne costante il legame con Sardara - spiega l’assessore Antonio Mameli - venendo ad ogni settimana e per varie occasioni e cerimonie quali feste, matrimoni o incontri politici. Il 28 novembre 1975 accusò un malore durante una riunione politica, trasportato all’ospedale morì nel tardo pomeriggio alla presenza del fratello Camillo e dei tanti militanti ed amici subito accorsi. Aveva sessant’anni. I funerali si svolsero a Sardara in forma laica con commemorazione nella piazza Gramsci di fronte al Municipio mentre in precedenza si era svolta una cerimonia a Cagliari. Chi si avvicinava alla politica trovava in lui un instancabile conversatore, un insegnante nel far vedere nella realtà del quotidiano le linee dalle quali elaborare l’azione politica e strategica tale da costruire una grande società leale e solidale. Di grande rigore morale, non era sposato e aveva fatto regola di tutta una vita la totale dedizione agli ideali e al quotidiano impegno politico. Tutto faceva infatti con calore, con trasporto in quanto credeva profondamente e totalmente in un’idea di democrazia, di libertà e in un futuro migliore e Autonomistico per la Sardegna, che girava continuamente, per i giovani Sardi in particolare. Un cittadino illustre ricordato tra i figli migliori di Sardara e della Sardegna».
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