In questo scenario, assolutamente da scongiurare, ai danni sociali per l’intera collettività sarda del non potere disporre di beni di primaria necessità si sommerebbero i danni economici ed industriali irreparabili verso attività produttive che già scontano, oltre alle note diseconomie strutturali dell’isola e dopo gli effetti della pandemia, gli incrementi dei costi delle materie prime, dell’energia e della mancata continuità territoriale marittima, per non citare degli incerti scenari di guerra. Sarebbe così inevitabile ed immediata la sospensione o la fortissima contrazione delle attività produttive sarde con la necessità conseguente di porre in campo dolorosissime misure di cassa integrazione, preludio probabilmente a soluzioni ancora più drastiche per perdita ulteriore di competitività e di quote di mercato difficilmente recuperabili.
Per tali ragioni Confindustria Sardegna rivolge un fortissimo e pressante appello ai diversi livelli di responsabilità e competenza affinché, fermo restando l’auspicata positiva definizione del confronto tra il governo nazionale e le legittime rappresentanze dell’autotrasporto che Confindustria Sardegna stessa rappresenta e che correttamente si rapportano in tale vicenda si adottino subito tutte quelle iniziative, a partire dalla non autorizzazione dei presidi nei porti fino alla salvaguardia dei corridoi di imbarco e sbarco. Ciò per riportare la Sardegna, le sue imprese ed i suoi lavoratori nella condizione di operare, almeno alla pari delle altre regioni italiano, restituendo piena ed effettiva funzionalità agli hub portuali, che hanno già visto e rischiano di vedere annullate da parte dei vettori le tratte di collegamento marittimo e la saturazione delle aree disponibili per la sosta dei mezzi bloccati nei porti sardi.
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