S’arrosu a su tzaffanau e sparau aresti


more
>Le donne considerano l’otto marzo una giorno di follie, un giorno tutto loro, insomma una piacevole giornata dove tutto è permesso, infatti approfittano di questa ricorrenza per trascorrere con le amiche una serata speciale, all'insegna dello svago, dell'allegria, del divertimento e della buona tavola, tanto è vero che i ristoranti in quel giorno dichiarano immancabilmente il tutto esaurito, facendosi una concorrenza accanita a suon di promozioni, spettacoli trasgressivi e menu originali per conquistarsi la clientela. Gli uomini,  cercando di stupirle con auguri insoliti, offrono mazzi di mimose, sperando di strappare un benevolo sorriso e allo stesso tempo la complicità per poterle corteggiare. Insomma una bella festa con tutti i crismi, commerciali compresi. Ma questa festa  purtroppo  ricorda anche una giornata molto infausta. In realtà le sue origini sono legate a un evento capitato a New York, dove le operaie dell'industria tessile “Cotton” iniziarono uno sciopero per protestare contro le pessime condizioni in cui erano costrette a lavorare. L’astensione dal lavoro andava avanti da diversi giorni, finché il padrone della Cotton,  Mr. Johnson, ebbe la malaugurata ispirazione di sprangare tutti i serramenti della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Inevitabile fu il dramma: allo stabilimento (non si sa realmente cosa sia successo, se l’incendio fu di origine dolosa o causato dal malfunzionamento dell’apparato elettrico della fabbrica) si sprigionò un grande incendio e le 129 operaie (tra le quali c’erano pure delle italiane), prigioniere all'interno del cotonificio morirono tutte quante bruciate dalle fiamme. L'unica colpa di queste donne era stata quella di lottare per ottenere delle condizioni di vita più dignitose. Col tempo questa data è venuta ad assumere un significato estremamente forte, di conseguenza venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo di quella tragedia. Quell’episodio dovrebbe far ricordare a tutto il mondo i sacrifici, le difficoltà e gli abusi che le donne hanno subito nel corso dei secoli per riuscire ad affermare dignità, libertà ed emancipazione. Questo terribile avvenimento  ha dato il via  ad una serie di  celebrazioni che avevano come unico scopo il ricordo della orribile fine fatta dalle operaie morte nel rogo della fabbrica. L’otto marzo serve come esempio, per ricordare il sacrificio pagato dalle donne nella lotta contro la povertà e lo sfruttamento per divulgare ed affermare nel mondo il grande ideale dell'emancipazione femminile. Fu l'UDI (Unione Donne Italiane) nel 1946 a sceglierla come ricorrenza simbolo durante i preparativi del primo otto marzo del dopoguerra, mentre cercava un fiore che potesse contraddistinguere e simboleggiare la giornata.  Furono le donne italiane a trovare nelle palline gialle, morbide e accese che costituiscono la profumata mimosa, l’emblema della festa delle donne, in quanto il giallo esprime vitalità, forza e gioia, e rappresenta il passaggio dalla morte alla vita,  ricordando le donne che si sono battute fino al limite della propria vita, per un ideale sognato e per la nascita di un nuovo mondo più giusto, all’insegna della democrazia. Anche la Sardegna ha espresso la testimonianza di donne forti e coraggiose, che hanno fatto  sentire la voce di questa altra metà del cielo. Tra le tante, mi fa piacere ricordare come ideale rappresentante femminile dell’Isola la scrittrice e traduttrice italiana Maria Grazia Cosima Deledda, nata in Sardegna e vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1926,  unica donna italiana ad aver vinto il Premio Nobel per la letteratura ed è un modello per tante donne. Mi viene ora spontaneo, con la redazione della Gazzetta del medio Campidano, augurare a tutte le donne e in particolare alle affezionate lettrici isolane che ci seguono da sempre,  di trascorrere una piacevole, serena e divertente festa della donna. Ingredientis: g 360 di riso carnaroli molas, 2 cipollotti, un mazzo di asparagi selvatici raccolti la mattina, vino bianco tipo semidano,  brodo vegetale, zafferano San Gavino, g 40 di burro, 60 di pecorino semi stagionato grattugiato, olio extravergine d’oliva, sale e pepe si mulinello q.b. Approntadura: per prima cosa pulisci accuratamente gli asparagi eliminando la parte dura del gambo, poi immergili in acqua bollente salata per qualche minuto, dopodiché scolali (tieni da parte l’acqua), riducili a pezzetti, tenendo da parte una dozzina di punte che serviranno alla fine per decorare i piatti. Terminata questa operazione, trita finemente i cipollotti e il ricavato ponilo a rosolare in un capace recipiente idoneo alla cottura del risotto, insieme a un giro di olio e gli asparagi. Trascorsi un paio di minuti,  unisci il riso e lascialo tostare facendolo sfrigolare, quindi bagnalo con una spruzzata di vino e lascialo evaporare e sempre mescolando, allunga la preparazione con del brodo bollente (quello della cottura degli asparagi tenuto da parte), nel quale avrai stemprato due bustine di zafferano. Quando manca un minuto al terme della cottura, aggiungi il  burro e il formaggio, allorché allontana il recipiente dal fuoco e fallo mantecare prima di servirlo morbido in piatti individuali, decorati con le punte degli asparagi tenute da parte, una macinata di pepe e un filo di olio.  Vino consigliato: Sardegna semidano Mogoro, dal sapore morbido, sapido, fresco e asciutto.

© Riproduzione riservata