Sas gatzas de S’Ogulone de Santu Antoni


[caption id="attachment_51089" align="alignleft" width="160"] Roberto Loddi[/caption] Ottana, Otzàna, è un bellissimo paese in provincia di Nuoro di circa di 2,250 abitanti. Comune che si inserisce alla perfezione nel paesaggio e nella tradizione sarda, sia per il filo invisibile ma di sostanza che lega la storia  del lavoro della terra e della pastorizia, così come l’unicità e la meraviglia della bellezza dei colori della natura. La zona risulta popolata già in epoca prenuragica e nuragica, lo confermano i molteplici siti archeologici presenti nel territorio, che va dall’età del bronzo a quella romana, periodo che conferma Ottana come importante centro che ebbe rilievo sino  al periodo Medievale. In questo periodo il paese fu annesso al giudicato di Torres nell’antica amministrazione del Marghine (subregione del Logudoro), del quale divenne capoluogo. Durante il periodo aragonese conobbe un declino a seguito di una epidemia infettiva e di altre spaventose pestilenze che contagiarono il paese portandolo alla rovina. Solo verso la fine dell’XI secolo Ottana divenne diocesi della provincia ecclesiastica di Torres, per volere di papa Gregorio VII e, quando la circoscrizione vescovile venne cancellata, fu congiunta al territorio giurisdizionale di Alghero. Nel 1259  il Comune venne aggiunto all’entità statuale autonoma di Arborea -  rennu de Arbaree -per poi passare nel 1420 agli aragonesi del regno di Sardegna. Durante questo periodo, intorno al 1600, Ottana diventò un’area di potere con Sarule, Orani e Oniferi, fondando così il marchesato di Orani, appartenuto in un primo momento a Caterina Da Silva  e poi a Fadriguez Fernandez, per essere poi svincolato nel 1839 con l’abolizione del regime feudale sancito dai Savoia. A Ottana, agli inizi degli anni settanta si insediarono le prime industrie, da quelle tessili (le stesse che alla fine degli anni ’60 avevano stabilimenti a Villacidro e nella zona industriale del cagliaritano con la promessa di oltre settemila posti di lavoro) a quelle chimiche, che attrassero migliaia di contadini i quali abbandonarono i loro terreni, come i pastori che vendettero le greggi, col miraggio di uno stipendio mensile assicurato, per poi trovarsi a dover difendere il proprio salario, non più garantito per via del calo di lavoro. Alla fine costretti ad emigrare o a riprendere in mano (i più fortunati) gli arnesi dei vecchi mestieri abbandonati con l’illusione dell’industria. Oggi Ottana, dopo tutte le vicissitudini trascorse annovera tante piccole attività dedite per lo più all’agricoltura e alla pastorizia, con particolare interesse, soprattutto da parte di giovani imprenditori verso l’artigianato. Il progetto che ispira il paese è quello di mantenere vive e continuare a tramandare alle nuove generazioni le usanze, le tradizioni e la cultura contadina legata alla natura e alle stagioni, attraverso attività di promozione e la volontà di valorizzare i cicli della vita, i riti e la devozione religiosa. Ottana, in Sardegna è famosa per il suo Carnevale - Carresegare -, molto antico e originale ed è  la più nota manifestazione degli otanesi, tale festa sembra provenga da riti punici e ha luogo per le vie del paese. Questa manifestazione è un evento veramente speciale: è contemporaneamente la festa della primavera che sta per arrivare, ma si sposa con la tradizione, la storia e la leggenda. Le maschere più famose sono i - boes e i merdules -, il bue con il suo padrone - is porcos e is molentes - i maiali e gli asini, figure riconoscibili dagli indumenti indossati e dal portamento distinto che li caratterizza  durante l’esibizione della sfilata nelle vie del paese per tutta la durata della manifestazione. Durante il Carnevale si festeggia il Giovedì Grasso, la Domenica di Carnevale e il Martedì Grasso e termina con il Mercoledì delle Ceneri, il giorno che dà inizio alla Quaresima che si prolungherà fino alla Pasqua. Ottana, in questa occasione mette da parte tutti i problemi che angosciano la popolazione e almeno in questo periodo, la gente dimostra quanto è orgogliosa di difendere le usanze locali, insieme ai costumi e alle tradizioni, comprese quelle gastronomiche. I profumi e i sapori dei cibi sapranno infatti soddisfare i palati e le esigenze di tutti i partecipanti.  Il clima è magico, maschere, sfilate e balli vivacizzano l’ambiente, l’atmosfera festosa coinvolge i presenti che vengono ripagati con degustazioni di dolci sardi,  pane’ saba, pane dolce con frutta secca e mosto d’uva gatzas, gathas, cattas, frittelle di pasta lievitata analoghe al pane tipico del Carnevale, bocconi celestiali e paradisiaci, che bene si accompagnano a sorsi di sincero vino dei contadini ottanesi. Ingredientis: g 600  di semola rimacinata, acqua di sorgente se possibile altrimenti va bene quella delle bottiglie, un cucchiaio di strutto, g 12 di lievito di birra, g 100 di latte di pecora, mezzo cucchiaio di zucchero comune, olio d’oliva per friggere, farina per la spianatoia, sale e pepe di mulinello q.b. Approntadura: questa preparazione va eseguita almeno sei ore prima dell’utilizzo dell’impasto, perciò disponi a fontana la semola setacciata sul ripiano della madia e al centro tuffaci lo strutto e il lievito stemperato nel latte tiepido insieme allo zucchero. Fatto, inizia a impastare il tutto, aggiungendo poca alla volta acqua tiepida, quel tanto che basta per ottenere una massa liscia e malleabile, che porrai a lievitare dentro al forno spento ma con la sola luce accesa in un adeguato recipiente con coperchio. Trascorse cinque ore togli il composto dal forno, poi preleva dei pezzetti e forma delle palline grosse poco più grandi di una noce, quindi appiattiscile con l’aiuto di un matterello formando tanti tondi del diametro che desideri e prontamente friggili in abbondante olio bollente. Appena si gonfieranno e saranno dorate da ambo le parti, scola le frittelle - sas gatzas - su dei fogli di carta assorbente da cucina a perdere l’unto in eccesso. Servile immediatamente cosparse di sale e di pepe. Vino consigliato: Vermentino di Sardegna spumante ben freddo, dal sapore delicato, gradevole, tipico, sapido, fresco, acidulo con retrogusto amarognolo e asciutto.

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