Se ne parla tanto ma viene fatto poco. Troppo poco per un argomento che meriterebbe molta più attenzione. Esordisce così il tema di una ragazza tredicenne che ha fatto il giro delle classi di una Scuola Media e pubblicata sul giornale scolastico, dedicato al bullismo e a come, proprio a scuola nasce e prospera. Se ne era parlato a scuola qualche giorno prima, e da questo suo scrittosi intravedono i tratti di rabbia evidenti espressi da questa studentessa. Considerato che non sarà mai sufficiente parlarne, abbiamo voluto riproporvi queste sue parole, manifestazione spontanea di uno stato d’animo che ha deciso di ribellarsi e dire, No!
di Federico Barbarossa
Vorrei partire spiegando cosa ho capito quando abbiamo iniziato a trattare di questo argomento a scuola. La domanda è: “Cosa succede quando qualcuno non segue la massa”? Viene bullizzato. Cosa succede quando qualcuno si veste “male”? Viene bullizzato. Cosa succede se qualcuno è timido? Viene bullizzato. Ormai questa generazione è andata a quel paese perché non riusciamo nemmeno a capire che le differenze ci sono e devono esserci. Cosa succederebbe se fossimo tutti uguali, come dei robot, giusto per andare bene a quei ragazzi che si credono tanto forti solo perché seguono le mode di TikTok? Nessuno lo sa, eppure c’è gente a cui andrebbe anche bene, e uno dei personaggi più famosi che la pensano in questo modo è stato Adolf Hitler. Non sto dicendo che lui sia un bullo, magari fosse stato solo questo, anzi, il nazismo è la versione estrema del bullismo, ma Hitler è stato uno dei primi che ha preferito uccidere delle persone solo perché erano “diverse”, e il concetto di bullismo parte da qui: un ragazzino viene picchiato in piazza perché è ebreo, viene ammazzato di botte ma a nessuno frega niente e perché? Perché tanto è ebreo, perciò cosa gliene importa alla società? Da lì nasce anche il concetto di “se lui è diverso sono autorizzato a trattarlo male perché tanto nessuno sta dalla sua parte.”
Molti ragazzi al giorno d’oggi perdono la vita per colpa di questo fenomeno, e molti ora stanno facendo i soldi e vanno a raccontare ai giornalisti che un qualunque ragazzino alto e grosso alle medie li picchiava o li prendeva in giro perché magari stavano studiando il tiptap. Ora io mi chiedo. “Cosa c’è di male nella diversità? Cosa c’è di male se ci piace ballare? Cosa c’è di male se siamo studiosi”? Un’altra cosa che mi fa proprio arrabbiare è quando i ragazzi chiedono i compiti sempre allo stesso ragazzetto solo perché lui fa sempre gli esercizi per casa. Lo dico perché lo subisco anch’io in prima persona e, sicuramente, so che non è bello, perché io non trovo alcuna difficoltà nel fare i compiti mentre i miei compagni non riescono a farli mai senza che io li aiuti. Oppure, quando c’è una verifica vengo assalita da metà classe perché loro non hanno studiato e vogliono copiare. Invece, ho poco da raccontare sul cyber-bullismo, che so essere un tipo di sfogo per chi si crede un fenomeno pazzesco quando è online. Sono i famosi leoni da tastiera, quelli per intenderci che, nella vita reale non riescono nemmeno a guardare qualcuno negli occhi. Mi dà veramente fastidio che alla gente non freghi niente dei sentimenti altrui e che nessuna di queste persone si accorga che le parole, a volte, sono più pesanti dei mattoni. Verso novembre, con la professoressa Labate abbiamo parlato di Amanda Todd, una ragazza che si è tolta la vita dopo che un ragazzo fece diventare virale una foto del suo seno. Oggi più che mai, sono convinta che sia giunta l’ora di finirla con queste manifestazioni di stupidità collettiva che hanno l’unico scopo di far male agli altri. Perciò, apriamo gli occhi e viviamo sereni e in armonia i nostri giorni futuri.
Che dire di più. Il messaggio è chiaro e forte. E sebbene siamo convinti resterà inascoltato e poco condiviso dai più deboli, ci resta la speranza che almeno i “più intelligenti” lo facciano proprio, attivando le azioni necessarie a che questo fenomeno, sia sempre meno praticato.
© Riproduzione riservata