Scuole della Marmilla in campo per i cambiamenti climatici


di Simone Muscas Dati scientifici alla mano, è probabilmente la piaga più preoccupante del nuovo millennio. Parliamo del riscaldamento globale, minaccia ambientale che, come raccontano gli esperti del clima mondiale da almeno tre decenni, modificherà i fragili equilibri dell’ecosistema terreste con preoccupanti conseguenze anche per il genere umano. [caption id="attachment_38561" align="alignleft" width="500"] Villanovaforru[/caption] Anche le scuole della Marmilla, insieme a tante altre di tutto il mondo, hanno voluto dedicare una giornata di sensibilizzazione alla tematica sui cambiamenti climatici denominata “Friday for Future”. Ed è così che gli studenti dei plessi delle scuole secondarie di Villamar, Lunamatrona, Villanovaforru, Ussaramanna e Furtei hanno voluto dire la loro mettendo in campo presentazioni, manifestazioni e dibattiti su una tematica di cui tanto si parla e poco, a livello socio-politico e nella quotidianità dei nostri giorni, si fa. L’iniziativa, portata avanti dagli studenti delle secondarie e sopportata dagli insegnanti, è stata molto partecipata: l’obiettivo dei ragazzi è stato quello di catturare l’attenzione dell’opinione pubblica verso la sfera ambientale, poco tenuta in considerazione nelle programmazioni politiche rispetto a quella economica e sociale. [caption id="attachment_38563" align="alignleft" width="500"] Ussaramanna[/caption] «In gioco – hanno gridato all’unisono gli studenti – c’è il nostro futuro: siamo seriamente preoccupati per le sorti del nostro pianeta e per il fatto che la nostra generazione e i nostri figli, potrebbero non trovare un pianeta uguale a quello in cui hanno vissuto i nostri genitori». [caption id="attachment_38565" align="alignleft" width="500"] Lunamatrona[/caption] Considerazioni lecite, impossibile dargli torto; alcuni scenari ipotizzati a fine anni ’80, infatti, stanno prendendo forma a ritmi addirittura più veloci di quelli stimati: la calotta polare artica ha perso in appena due decenni una superficie pari a dieci volte quella del territorio italiano; le alluvioni alle nostre latitudini stanno diventando sempre più frequenti; si assiste a una tropicalizzazione dei nostri mari; numerose specie viventi rischiano l’estinzione. Basterebbero “solo” queste considerazioni per sensibilizzare tutti quanti a queste tematiche, eppure, a livello socio-politico, si parla (e si fa) sempre troppo poco: argomenti quali “risparmio energetico”, “mobilità sostenibile”, “energie rinnovabili” o “sostenibilità ambientale”, giusto per citarne alcuni, non trovano lo spazio mediatico che invece dovrebbero avere. A livello mondiale i risultati sono poco apprezzabili: si continuano a registrare convegni con gli Stati del mondo che ogni anno, pur incontrandosi, non riescono a porsi grandi traguardi nell’abbattimento delle emissioni di CO,2 il principale gas serra che, “rimesso” in atmosfera dall’utilizzo dei combustibili fossili (petrolio, carbone e gas naturale), è il maggior responsabile dell’aumento delle temperature. Inoltre, le grandi potenze del mondo (Stati Uniti d’America su tutte), pur avendo maggiore responsabilità in quanto più imputabili di altre dell’inquinamento del pianeta, non accettano regole che pongano dei severi limiti all’utilizzo smodato di energia derivata da fonti fossili. [caption id="attachment_38567" align="alignleft" width="400"] Villamar[/caption] Ma il problema, occorre rimarcarlo, è anche a livello locale. In Sardegna, giusto per parlare di casa nostra, esiste piano energetico regionale fermo a oltre dieci anni fa; continuano a esistere lungaggini burocratiche per l’installazione di un impianti a energia rinnovabili nelle abitazioni domestiche (pannelli fotovoltaici, solari o mini-eolico) e in quelle industriali; l’attenzione verso l’ambiente in generale è fragile dinanzi agli elevati interessi economici che gravitano attorno alle lobby che hanno interesse che l’economia continui a viaggiare sui binari dell’insostenibilità ambientale. Il quadro, considerazioni fatte alla mano, non è certo dei più rosei; i ragazzi, nonostante tutto, hanno voluto encomiabilmente far sentire la propria voce. Aprire un dibattito e porlo all’attenzione del mondo sarà (forse) soltanto una goccia nell’oceano, ma il fatto che a scavare per primi la roccia siano stati i più giovani, ovvero coloro che reclamano di poter vivere in un mondo non peggiore a quello trovato a quello offerto alle generazioni precedenti, è una voce che tutti, dai grandi della Terra a noi comuni cittadini, non possiamo e non dobbiamo ignorare.

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