A volte si usano le parole, soprattutto quelle di un’altra lingua, di preferenza quelle remote, per confondere chi ascolta e in contesti che non hanno niente a che vedere con la realtà e con la storia attuale. Queste rischiano di essere vuote, a meno che non lo si pensi veramente e si operi in quella direzione. È il caso dell’espressione “Si vis pacem, para bellum!” (se desideri la pace prepara la guerra), attribuita a Publio Vegezio Renato scrittore romano del IV o V secolo d. C., riportata nel suo trattato "Epitoma rei militaris", (L'arte della guerra). Cicerone quasi all’inizio dell’era cristiana, nelle Filippiche ha espresso lo stesso concetto. A volte ci si chiede se chi usa questa frase sa, ed è consapevole…
Se sa che il contesto storico e geopolitico attuale è diverso, se sa che quando furono pronunciate il mondo combatteva le guerre per conquistare territori e l’uomo, spesso schiavo aveva solo una preoccupazione: sopravvivere. A ciò aggiungiamo che, come molti credono, l’Italia affonda le sue radici nel cristianesimo dove la parola pace è il contrario di guerra e che quest’ultima non può preparare la pace.
In questa riflessione ci viene in soccorso anche la simbologia della Bibbia, quella Bibbia sulla quale hanno giurato e dicono di ispirarsi Netanyahu e Tramp. Nel libro, il profeta Isaia (Is 60,17), al tempo di Salomone (= “il pacifico”) proclama Gerusalemme “città della pace”.
A seguire, se volessimo tornare tra i non ebrei e non cristiani ma tra i pensatori laici, si potrebbe ricordare Seneca, filosofo e drammaturgo, quasi contemporaneo dello stesso Cicerone, anche lui, per semplice logica deduttiva aveva capito che: “Silent leges inter arma” (Tacciono le leggi fra le armi). Preoccupante e allarmante. Tra le armi tace il diritto, il rispetto, l’accoglienza, il riconoscimento reciproco, tutte quelle leggi che si sono approntate per vivere in un mondo dove l’unica cosa che si sogna è condividere la felicità. Altro che “Si vis pacem, para bellum”! “Si vis pacem, para pacem!” Costruisci la pace. Scomodiamo ancora un pensatore latino, Plauto che ci ricorda che: “Homo hominae lupus!” "L'uomo è un lupo per l'altro uomo!” Dovremo immaginare che stiamo tornando allo stato di natura, ad essere tra noi crudeli, egoisti e predatori, come lupi.
Un’ultima osservazione né straordinaria, né eccezionale, ma normale per chi crede nell’uomo, in ciascun uomo e che i popoli possano vivere in pace è l’articolo 11 della nostra Costituzione: “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…” Normale no?!
So che è difficile, ma personalmente mi piacerebbe poter dire domani al risveglio:” È tornata la pace!”
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