Secondo i calcoli demografici 11 Comuni del Medio Campidano a rischio di scomparsa entro 70 anni. I primi comuni a rischio di estinzione: Lunamatrona, Setzu, Las Plassas, Villanovafranca, Siddi. I comuni con meno cali demografici: Sanluri, Serramanna, Villacidro, Sardara e San Gavino
di Fulvio Tocco
L’iniziativa pubblica tenutasi dalla Cisl del Medio Campidano a Siddi, il 13 dicembre scorso, avente come titolo “Ri-Abitare il territorio per contrastare le periferie esistenziali”, può essere considerata, senza smentite, la più importante dell’ultimo periodo per evidenziare l’emergenza regionale dello spopolamento delle aree interne e dei piccoli comuni.
La relazione introduttiva tenuta da Loredana Zuddas, segretaria generale della Cisl territoriale del Medio Campidano, per la ricchezza dei dati esposti, non può essere accolta solo come uno “strumento di riflessione sulle prospettive e sull’andamento demografico del territorio” ma va letta e riletta anche per prendere coscienza della condizione socio economica dei 28 comuni in fase di preoccupante declino e per incoraggiare la nascita di adeguati progetti di contrasto.
Le riflessioni e i dati mostrati nelle 24 Slide illustrate nel dettaglio da Loredana Zuddas parlano chiaro e dimostrano che nell’ultimo decennio non c’è stata la necessaria sintesi tra le amministrazioni locali per promuove iniziative progettuali dal basso per rendere interessante il territorio sullo scenario regionale, pur potendo contare su: “vocazione turistica, agricoltura, agroindustria, eccellenze produttive, paesaggistiche, storico economiche e ambientali”.
Senza trascurare il dato che nel settore primario il Medio Campidano, con dei Piani straordinari finalizzati alla cura della campagna e sostenuti dal sistema Regione, potrebbe assolvere in pochi anni alla carenza delle proteine vegetali necessarie per il comparto zootecnico isolano, composto da 3.800. 000 capi di bestiame che hanno bisogno di questa frazione per il loro nutrimento quotidiano.
La lotta contro lo spopolamento dei piccoli Comuni è la prima e più importante “opera pubblica” necessaria alla nostra isola. Ecco perché l’iniziativa della Cisl va valutata positivamente. Le politiche dei singoli Comuni da sole non bastano. Ci vuole una strategia collettiva che sia in grado di proporre soluzioni anti spopolamento e miglior utilizzo delle risorse territoriali. Deve essere evidente che avviare attività economiche in questo territorio sia di grande utilità per la propria comunità e vanno aiutate con interventi straordinari. Solo creando lavoro e offrendo adeguati servizi si attenua la fuga dai territori.
La relazione parla chiaro: “Il Medio Campidano ha una sua identità riconosciuta, per le comuni radici storiche, culturali, produttive, sociali ed economiche. Si tratta di un vasto territorio che può vantare di risorse ambientali di grande e riconosciuto valore, come boschi e sistemi montuosi, altipiani, fonti termali, spiagge e sistemi dunali di pregio e di fama internazionale. Si annoverano importantissimi beni culturali, alcuni dei quali riconosciuti fra i più importanti attrattori culturali dell’Isola, come - Su Nuraxi - di Barumini, dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco”. Ma nei nostri comuni abbiamo delle case inutilizzate che ci ricordano che sarà il caso di dare vita ad una nuova idea di società e convivenza evitando di svuotare la Sardegna. I dati Istat riportati dalla relazione sono eloquenti: “negli anni presi a riferimento dal 2011 al 2022, in ogni comune si registra un costante e sensibile calo della popolazione. In 12 anni sono 12. 275 abitanti in meno”.
Dopo una corretta lettura del territorio la relazione suggerisce idee, proposte e nuove opportunità di sviluppo che vanno tenute in considerazione per le prossime iniziative finalizzate alla valorizzazione del Medio Campidano.
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