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>Fuggita dall’agenzia di comunicazione e dalla sicurezza del “posto fisso”, si reinventa da zero facendo della passione per la grafica la propria professione: è la favola a lieto “fine” (più simile a un romanzo ancora tutto da scrivere) della 34enne milanese Silvia Pinna, originaria di Guspini «da parte di padre e sassarese per parte materna.« Quando avevo tredici anni», racconta la giovane grafica, «i miei hanno deciso di tornare in Sardegna per dedicarsi a una vita più sana e tranquilla; così ho trascorso gli anni dell’adolescenza tra Guspini, dove vivevo, e l’Istituto d’Arte di Oristano. Fra le pareti del “Contini” ho scoperto l’amore per il design e la comunicazione che mi ha condotta sino al Politecnico di Milano e alla laurea in Disegno Industriale».

«Da anni collaboro», aggiunge Silvia Pinna, «come freelance con agenzie di comunicazione, multinazionali, aziende, piccole e medie imprese, designer, liberi professionisti e commercianti, con l’intento di sensibilizzare il mio pubblico circa l’importanza dell’immagine nella vendita, sia online che offline». Un lavoro complesso ma apprezzato sul web, dove in poco tempo Silvia ha ottenuto un riscontro positivo e tante domande anche da parte dei numerosi, giovanissimi utenti che un giorno, conclusi gli studi, sognano di poter a loro volta raccontare sui social il “dietro le quinte” di diverse professioni.
«In Italia è ancora ben radicata nelle persone l’idea di utilizzare la comunicazione tradizionale, ossia cartelloni e quotidiani, per farsi pubblicità: in realtà il rischio è quello di un non ritorno sull’investimento perché si “spara sul mucchio”, mentre la pubblicità online viene targetizzata in maniera importante. Sono molto attenta alle tendenze e quindi vedo che la comunicazione web si sta spostando nella comunità virtuale con mezzi potenti, immediati, veloci. Per questo ho sposato Snapchat», afferma Silvia Pinna, riferendosi alla popolare applicazione di messaggistica istantanea, «che costituisce un’ottima vetrina per raccontare quotidianamente il mio lavoro e ricevere un feedback quotidiano da clienti e grande pubblico. L’utilizzo dei social, specie dell’immediatezza di Snapchat, è un passaggio chiave del processo lavorativo, in quanto confrontarmi quotidianamente con persone di background differente mi arricchisce molto». Nessun rimpianto per l’abbandono dell’agognato “posto fisso”: «Tornando indietro mi licenzierei ancora. La mia libertà non ha prezzo e preferisco di gran lunga lavorare in maniera indipendente, cercando di creare diverse opportunità lavorative e organizzandomi in maniera autonoma, anche se spesso essere il datore di lavoro di stessi significa essere estremamente severi e intransigenti. Reinventarmi è stata una benedizione: l’esigenza di farmi conoscere mi ha spinto a superare ogni ritrosia e intervallare i post dedicati al lavoro con alcuni aspetti della mia vita privata ha contribuito in maniera determinante a formare anche la mia personalità».
Francesca Virdis© Riproduzione riservata