Rafaele Pisu aveva problemi legati alla circolazione del sangue e anche alla coagulazione. Ogni volta che sbatteva le mani con veemenza, si procurava delle ferite che sanguinavano parecchio. La cicatrizzazione avveniva con estrema difficoltà. Monsignor Abramo Atzori, gli regalò una piantina di Salvia desoleana, erba miracolosa, prossima all’estinzione, che gli risolse il problema. S’ucàia per tantissimi anni cresceva nel sagrato della chiesa di Santa Anastasìa ( Nostasìa, così veniva chiamata dai sardaresi). Poi sparì. Tutti pensavano che a Sardara nessuno l’avrebbe più rivista. Per concessione della signora Maria Teresa Cocco, che fu moglie di Rafaele, i coniugi Piano, hanno preso la piantina, l’hanno allevata a casa loro e, nei giorni scorsi, proprio in occasione della festa di Santa Anastasìa, grazie all’ impegno dell’Amministrazione Comunale, di Cooperativa Villa Abbas , il comitato per i festeggiamenti e alla presenza del parroco, don Stefano Mallocci, sa folla de ’ucàia è tornata a casa. E’ stata messa a dimora nel cortile della Casa Pilloni, adiacente alla chiesa di Sant’Anastasìa. Il tutto rimanda a tradizioni lontanissime, legate ai riti della Settimana Santa. Il venerdì santo, per la precisione, un calca di gente, si stringeva attorno al simulacro del Cristo morto che “ riposava” , con a fianco fresche e inusuali foglie di una pianta erbacea ( di Salvia deseloana, appunto), questo secondo lo scritto lasciato in eredità da Monsignor Atzori. Il nesso? I cittadini di Sardara, da sempre, le usavano , per curare le proprie piaghe e ferite. Insomma, facendo un letto con le foglie di Salvia , praticamente “stavano cercando” di sanare le ferite del Cristo. E’ una storia del 2018, ma che sembra scritta da un amanuense. La ciclicità della vita, il ritorno alle origini, il recupero o la salvaguardia de su connotu ,dei rituali dei nostri antenati. La nostra essenza, non intesa come botanica, viene perpetuata da un "semplice" cespuglio. Per ricordarci che siamo un tutt’uno. Cosa sono le foglie delle piante se non la freschezza dei nostri anni migliori?
Non abbiamo più voglia, non abbiamo più bisogno di nuove ferite. Ci bastano le vecchie.
Sperando che le foglie d’ucàia, possano sanarle.
Marcello Atzeni
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