Tasse e spopolamento: una triste realtà


Siamo tutti così frastornati dalla sovrapposizione di tasse, tributi locali e pagamenti di varia natura, al punto da costringerci a concentrare la nostra attenzione esclusivamente sulle scadenze imposte. Anche per evitare di dover incorrere anche sugli strali del fisco.  A complicare le cose ci mancava che Abbanoa togliesse  definitivamente il sonno alle nostre famiglie con i suoi ripetuti proclami. Tutto ciò, a fronte dell’imperativo di  “pagare e basta” entro i termini prestabiliti, è venuto meno l’intento di capire per  quali colpe siamo stati sottoposti a tale grandinata di pagamenti. Rinunciamo per il momento a capire i contenuti  dei vari proclami di Abbanoa, impegno che si spera possa essere assunto dalle associazioni dei consumatori, se non addirittura dai tribunali competenti, ma prima di essere investiti dalla successiva grandinata tributaria del 2015, tentiamo di fare alcune considerazioni su uno dei nuovi tributi imposti dalla legge di stabilità 2014: la Tasi.  Una tassa destinata a coprire gli oneri derivanti dai così definiti “Servizi Indivisibili”, quali l’illuminazione pubblica, la sicurezza, l’anagrafe, la manutenzione del verde pubblico e delle strade comunali ecc, in pratica quei servizi offerti dai Comuni senza il ricorso a domanda individuale da parte dei cittadini. In buona sostanza il Governo, operando dei tagli sui finanziamenti destinati alle spese di funzionamento del Comuni, ha voluto far capire che lo Stato non può essere sempre considerato il coperchio adatto a tutte le pentole, che sono finiti i tempi in cui il valore di un amministratore pubblico era valutato anche in base alla sua capacità di contrarre mutui a gogò, con la prospettiva che, nella peggiore delle ipotesi, le passività sarebbero state ripianate dallo Stato stesso. Ci ha fatto capire che nulla c’è precluso, a condizione che si abbiano le risorse finanziarie adeguate! Tale considerazione impone a ciascuno una riflessione: Il “bello” piace a tutti; appaga la vista, valorizza il  territorio, gratifica chi può disporne e qualifica chi lo realizza. Ma poi, in tempi di vacche magre, siamo comunque in grado di sopportare gli oneri di gestione? Non sarà forse il caso di cominciare a ragionare in termini di "sviluppo sostenibile" anche per le opere pubbliche e gli arredi urbani, posto che i relativi oneri di gestione andranno a gravare su di un numero di contribuenti sempre più esiguo per via del costante spopolamento dei nostri piccoli paesi? Piange il cuore dover sostenere tale ipotesi, specie per chi è nato e vive in queste piccole realtà urbane.  Purtroppo tutti gli indicatori indirizzano in tal senso; resta pero in tutti la speranza che il sole possa sorgere domani anche per noi. Francesco Diana

© Riproduzione riservata