Tecnologie e privacy, due facce della stessa medaglia


di Giovanni Angelo Pinna
Quando si parla di tecnologie è inevitabile il dover affrontare anche la questione privacy. Negli ultimi mesi si è parlato tanto di Privacy e di quelli che sono i diritti degli utenti e di come i dati personali o così definiti particolari (come da più recente normativa sulla privacy nota come GDPR) vengono e possono essere, prima, raccolti e poi utilizzati. Se ne è parlato ancor di più a seguito della caduta del noto “Privacy Shield”, lo scudo per la Privacy. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, il 16 luglio, ha emesso una sentenza relativa al trasferimento di dati fuori dall’UE. Per fare un esempio, utilizzare la casella Gmail come casella di posta elettronica per fini aziendali comporta un trasferimento di dati fuori dall’UE. Anche questa sentenza, inevitabilmente, ha comportato non poche conseguenze per le imprese che, obbligatoriamente, almeno stando alla carta dovranno adeguarsi, una soluzione sarebbe quella di spostare la loro sede e loro server in Europa. Secondo un non molto recente studio effettuato da Google sul nostro paese solo l’8% e poco più degli utenti hanno inoltrato a Google richiesta di rimozione dei propri dati dai loro server, fra queste vi sono anche, così si legge, richieste da parte di ex detenuti finalizzate a tagliare con il loro passato. Ma cosa succede quando si accende un pc, uno smartphone o molte altre tecnologie, come ad esempio il tanto inimmaginabile frigo con pannelli touch che si connettono al web magari per consigliare una ricetta o fare ordini di prodotti esauriti o in esaurimento? Il discorso è semplice, un dispositivo, quando si connette a internet e sfrutta quest’ultimo per una qualsiasi comunicazione, trasmette nostri dati personali a partire dall’indirizzo IP della nostra connessione, dato univoco che permette di risalire al titolare della linea internet. In base al dispositivo e all’applicazione che poi sarà eseguita, vi sono tanti altri dati che, inevitabilmente, volontariamente o involontariamente, vengono trasmessi. Qualche esempio, accendiamo la TV e ci sintonizziamo su un canale televisivo interattivo. Involontariamente stiamo già facendo sapere che a noi interessa quel tipo di programma e, magari e nemmeno strano, alla prossima visita di un qualche portale, guarda caso, ci appaiono pubblicità legate a quel programma visto poco prima. Discorso simile quando, lasciando attivo il servizio “posizione” nel nostro smartphone entriamo in un centro commerciale o quale altra attività, poco dopo ci appaiono messaggi <<hai visitato il centro …, vuoi lasciare una recensione?>> e accedendo al web tante pubblicità in linea a questa visita. Tutte queste comunicazioni non sono altro che conseguenze del processo di profilazione effettuato da algoritmi ben progettati, algoritmi che hanno trasformato il “dato personale” in una vera e propria miniera d’oro. Dobbiamo riconoscere un aspetto in ogni caso, questa miniera d’oro è lasciata incustodita da noi stessi utilizzatori delle tecnologie.

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