Ci sono storie che nascono in silenzio, tra i sentieri di un paese e lo sguardo curioso di un bambino che cerca qualcosa oltre l’orizzonte. Quella di Ivano Putzolu è una di queste. Un percorso costruito passo dopo passo, o meglio, salita dopo salita, inseguendo una passione che affonda le radici nell’infanzia e che ancora oggi continua a dare forma al suo modo di vivere e raccontare il territorio. Fin da piccolo, Ivano sentiva un richiamo irresistibile verso la montagna. Non era un semplice gioco o una fuga momentanea, ma qualcosa di più profondo, quasi istintivo.

Come lui stesso racconta, «fin da bambino scappavo di casa per raggiungere, vicino a casa la montagna», un gesto che già allora racchiudeva il desiderio di esplorare, osservare e sentirsi parte di qualcosa di più grande. Tra i luoghi che più lo affascinavano c’era il colle Carong’e Majori, da cui poteva guardare il mondo dall’alto e lasciarsi attraversare da emozioni difficili da spiegare. «Da lì mi piaceva osservare dall’alto tutto ciò che si vedeva là sotto e mi emozionavo», ricorda, delineando con semplicità un sentimento che sarebbe diventato il filo conduttore della sua vita. Quella passione non si è mai spenta, anzi, con il tempo si è trasformata e consolidata.
Nel 1997 Ivano compie un passo importante, conseguendo il corso di parapendio. Da quel momento il legame con le altezze assume una dimensione ancora più intensa. Il volo diventa esperienza, libertà, contatto diretto con l’aria e con sé stesso. «Ogni volta che stacco i piedi da terra provo emozioni e libertà unica», afferma, sintetizzando in poche parole ciò che per lui rappresenta il parapendio: non solo uno sport, ma un modo di vivere. Accanto al volo cresce anche l’amore per il territorio e la volontà di condividerlo con gli altri.
Nel 2016 consegue il diploma come guida trekking, trasformando la passione in competenza e responsabilità. Subito dopo nasce l’associazione “Parco Monte Linas Gonnosfanadiga”, un progetto che unisce natura, conoscenza e comunità. Attraverso trekking organizzati e accompagnamenti su richiesta, Ivano porta le persone a scoprire luoghi spesso poco conosciuti, offrendo non solo percorsi ma vere e proprie esperienze. Il suo impegno si estende anche alla promozione di iniziative capaci di coinvolgere l’intero paese.
Nel 2023, grazie al supporto del Comune, organizza un evento in elicottero per permettere ai cittadini di vivere l’emozione del volo. In passato ha dato vita anche a manifestazioni di parapendio con gare di atterraggio di precisione, sia a Gonnosfanadiga che nelle zone di mare, contribuendo a creare momenti di aggregazione e valorizzazione del territorio.
Ma ciò che rende davvero particolare il suo racconto è lo sguardo con cui osserva il proprio paese, Gonnosfanadiga. Ivano non si limita a viverlo, lo studia, lo esplora, lo racconta. «Amo il mio paese perché sempre di più mi stupiva nello scoprire quante belle cose da visitare sono custodite», dice, e in questa frase si racchiude il senso della sua continua ricerca. Dai pozzi pubblici costruiti a mano, alle tombe dei giganti, dalle chiese ai nuraghi, fino ai templi e ai pozzi sacri: ogni elemento diventa parte di una narrazione più ampia, fatta di storia, identità e memoria. Particolare interesse nutre per il parco di Perd’e Pibara, ricco di foreste ed endemismi unici, ma anche per i resti delle attività minerarie, testimonianze di un passato che ancora oggi lascia tracce profonde nel territorio. La miniera di molibdeno, in particolare, rappresenta per lui un punto di grande fascino, un luogo dove natura e storia si intrecciano.
Questa curiosità trova espressione anche attraverso la fotografia e la produzione video. Ivano non si limita a osservare: documenta, monta, condivide. Le sue immagini diventano uno strumento per far conoscere a un pubblico più ampio le ricchezze di Gonnosfanadiga, offrendo scorci e prospettive che spesso sfuggono a chi vive quei luoghi ogni giorno. Un esempio recente è il lavoro dedicato alla miniera di Fenugu Sibiri, nella località Pira Inferida. Un sito che racchiude una storia intensa, fatta di lavoro, sacrificio e comunità. Nel suo racconto emerge un legame personale profondo: «tra cui mio nonno», ricorda parlando dei circa 150 operai che lavoravano nei cantieri di Santa Barbara, la Speranza e Pira Inferida. Non è solo storia collettiva, ma memoria familiare, tramandata attraverso i racconti della madre, che da giovane soggiornò per alcuni giorni nelle case degli operai insieme ai suoi fratelli.
Oggi quel luogo appare diverso, quasi sospeso nel tempo. «Ora giace silenziosamente confusa tra la macchia mediterranea», descrive Ivano, restituendo un’immagine poetica e malinconica allo stesso tempo. Le gallerie abbandonate, animate solo dallo stillicidio dell’acqua, diventano simbolo di un passato che non deve essere dimenticato. Il video realizzato con il drone, che accompagna questo racconto e che troverete collegato alla fine di questo racconto, permette di immergersi in questa atmosfera, offrendo una visione da esploratore e a tratti dall’alto, che unisce bellezza e memoria. È un invito a guardare, ma anche a ricordare la storia del luogo, di quel che è stato per chi ci ha lavorato provando ad immedesimarsi in loro in quegli anni, a riconoscere il valore di ciò che spesso resta nascosto. La storia di Ivano Putzolu è, in fondo, la storia di un uomo che ha scelto di seguire le proprie passioni senza mai perdere il legame con le radici. Un equilibrio tra avventura e appartenenza, tra cielo e terra, che continua a raccontare attraverso ogni passo, ogni volo e ogni immagine condivisa.
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