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Giovanni Angelo Pinna[/caption]
L’arretratezza italiana, sul fronte dell’innovazione e dello sfruttamento delle tecnologie, è un tema ormai discusso da anni: paesi e località ancora oggi non coperti nemmeno da una adsl base, coperture della rete mobile che lasciano a desiderare non appena ci si sposta di qualche metro oltre i confini del proprio comune o si raggiunge qualche località balneare isolata dalla frenesia e caos della normale quotidianità, sistemi ed infrastrutture a dir poco obsolete, ignoranza ed analfabetismo digitale ancora troppo elevati… sono solo alcuni dei fattori che, ad un settore strategico come il turismo (ma parallelamente ad esso a tanti altri settori), non permettono di riprendersi da questa pessima situazione. Il Covid-19 ha “solo” evidenziato quelle che sono le debolezze quasi dando il “colpo di grazia” a tanti settori produttivi, commerciali e turistici della nostra penisola.
In Italia, il turismo, vale il 13% del PIL totale; in Sardegna, ad oggi, non si arriva a toccare il 10% del PIL dell’isola. Percentuali che, sicuramente, potrebbero arrivare a valori ben più alti visto l’immenso patrimonio tanto invidiato da tutti.
Tanti sono gli stimoli, le possibilità da poter sfruttare, poco e quasi nullo l’interesse ad attuare una politica di crescita di questi settori. Settori che, inevitabilmente, coinvolgerebbero tanti altri settori produttivi e commerciali.
Una filiera poco digitalizzata, quasi totalmente “analogica”, poli isolati tra loro e non interconnessi l’uno l’altro per valorizzarli e promuoverli ulteriormente, patrimoni quasi noti ai soli residenti nel circondario e spesso sconosciuti a chi distante anche 50km.
L’Italia è il primo Paese al mondo per presenza di siti Unesco, ben 51 (nella Top 3 segue Cina e poi Spagna con, rispettivamente, 48 e 44 siti.
In un’era dove la tecnologia la fa da padrona, dove il più delle informazioni e delle ricerche corrono su Internet, non è sufficiente poter affermare “noi siamo al primo posto”. Si deve essere essere in grado di sfruttare anche questo ottimo biglietto da visita e non aspettare che sia una classifica, dati ed informazioni messe nero su bianco, a portare turisti e far crescere l’economia del Paese.
Accompagnare il nostro immenso patrimonio con una infrastruttura tecnologica ed opportunamente digitalizzata significa poter raggiungere ogni angolo della Terra, significa permettere anche a famiglie residenti nella parte opposta della Terra di visitare virtualmente un sito e di programmare una vacanza proprio perché attratti da esso. Un sito digitalizzato ne permette una sua migliore promozione.
Una infrastruttura tecnologica di contorno permetterebbe a tutti di goderne delle attrazioni, 365 giorni l’anno, anche quando le “scelte di madre natura” non concedono le normali visite.
L’interconnessione fra poli turistici, la Spagna ci può insegnare tanto, aumenta inevitabilmente la collaborazione tra le imprese del settore e ne amplifica, sicuramente, il potenziale a livello commerciale.
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