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Antonio Niolu[/caption]
A Giovanni Antonio Niolu, operato al policlinico Sant’Orsola di Bologna, è stato asportato un lipo-sarcoma retro peritoneale di oltre 30 kg e 65cm di diametro, il più grande in Europa.
«Bisogna aver fiducia nei medici e nella sanità. Mai perdere la speranza». È il messaggio che Giovanni Antonio Niolu, imprenditore guspinese di 52 anni, si sente di lanciare a chi si trova ad affrontare “un percorso sanitario” anche importante. Detto da lui in effetti è la conferma che finché c’è vita c’è speranza, ma raccontiamo i fatti dall’inizio della sua vicenda sanitaria, anzi lasciamo che sia lui a raccontarcela.
«Una banale caduta a marzo dello scorso anno paradossalmente è stata la mia fortuna. Mentre sbrigavo dei lavori ho perso l’equilibrio, andando a sbattere contro una cesta in ferro. Il colpo mi provocò un forte dolore all’altezza delle costole e visto il suo perdurare mi recai al pronto soccorso di San Gavino Monreale. Dai primi accertamenti i medici diagnosticarono la frattura di due costole, allo stesso tempo mi consigliarono di fare ulteriori accertamenti. Premetto che in quel periodo avevo un girovita abbastanza importante aumentato da un gonfiore che attribuivo al cortisone assunto nei mesi precedenti a seguito di un intervento. Quella mia situazione non mi creava alcun fastidio particolare né tanto meno avevo altri sintomi».
Lei quindi, seguendo il consiglio dei medici dell’ospedale di San Gavino si è sottoposto a ulteriori accertamenti?
«Esattamente. La Tac mette in evidenza una massa all’addome e una al timo, nella parte alta del torace. Da qui inizia il lungo percorso di visite in vari centri anche del nord Italia. Non è facile ricordare quei momenti. Ho vissuto un incubo. I mesi passavano, gli accertamenti si susseguivano e intanto il tumore cresceva tanto da arrivare a pesare 30 chilogrammi come verrà accertato successivamente. Nessuna struttura se la sentiva di operarmi. Convivere con una massa di trenta chilogrammi nella pancia non è stato certamente semplice. La mia vita era completamente cambiata. Non riuscivo più a camminare, facevo fatica a spostarmi e ad alzarmi dal letto o da una sedia. Intanto il peso saliva e mentalmente facevo i conti partendo dal mio peso normale che si aggirava attorno ai 95 chili mentre la bilancia segnava 126 chili. I cicli di chemioterapia proseguivano senza sosta».
Dopo un lungo peregrinare finalmente al Sant’Orsola di Bologna?
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Matteo Cesconi[/caption]
«A metà gennaio di quest’anno un’oncologa mi ha indicato il policlinico Sant’Orsola di Bologna e così con l’aiuto di mia moglie Angela che non mi ha lasciato un solo istante durante questa particolare fase della nostra vita, abbiamo preso contatto con i professori Matteo Cescon e Massimo Del Gaudio che hanno preso in mano la situazione. Ai primi di febbraio i due professori, dopo aver esaminato tutta la documentazione, ci hanno comunicato che erano pronti per una visita da loro a Bologna. Con Angela sempre al mio fianco siamo arrivati al Sant’Orsola il 27 febbraio. Dopo la visita i professori ci hanno comunicato che erano disponibili con la loro equipe a operarmi. Ho accettato subito, non mi sembrava vero. Avevo posto però una condizione: non volevo dipendere dalla dialisi o vivere con la sacca per l’intestino. La mia richiesta è stata accolta e mantenuta per fortuna. Quando mi sono svegliato dall’anestesia, dopo l’intervento durato oltre otto ore, mi sono reso conto di essere più leggero. Oltre alla enorme massa tumorale, mi avevano asportato anche un rene, avvolto dal tumore e la milza. Sono rimasto in terapia intensiva per 20 giorni per essere successivamente trasferito nel reparto ordinario. Un ricovero lungo, con momenti delicati ma adesso sono a casa».
Adesso come sta?
«Sto abbastanza bene, riesco a fare quasi tutto quello rientrava nella mia quotidianità precedente all’intervento, compresa l’alimentazione. Ho smesso anche l’assunzione dei farmaci. Per quanto riguarda l’attività lavorativa dovrò attendere ancora qualche mese. A Bologna, dove tra qualche mese dovrò tornare per essere sottoposto all’intervento per il tumore al timo, mi hanno salvato la vita e ringrazio dal profondo del cuore tutto il personale del Sant’Orsola. Non auguro a nessuno un’esperienza come la mia non tanto riferita all’intervento quanto al tanto tempo perso e ai viaggi inutili. La sanità italiana può ancora migliorare».
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