Eugenio Annicchiarico, talvolta dismette i panni del proprio incarico dirigenziale per indossare, con disinvoltura, passione e a quanto pare con risultati efficaci, quelli del narratore. Nella sua ultima fatica - Falso Ricordo, Rossini editore, Gruppo Santelli - riproduce le vicende generazionali attraverso una storia di famiglia, nel perpetuo divenire del rapporto fra genitori e figli, nelle esperienze e relazioni che non combaciano mai completamente le une con le altre e per questo lasciano quello spazio di indefinito e di ambiguo, di non risolto che si deposita nella memoria, confondendosi, fra desiderio e realtà, in un complesso di stati d’animo che nemmeno le future conquiste della scienza immaginate dalle più audaci previsioni potranno mai comprendere per intero. Nella cornice, il mare della Sardegna, le spiagge, i tramonti, la polvere dei sentieri e l’aria umida e salmastra. Qualcuno disse che nella terra dei Nuraghe non si arriva per caso e infatti per caso non accade nulla che non abbia una motivazione, un antefatto, una combinazione di causa ed effetto che sfugge alla ragione ma che pervade la coscienza e specialmente l’istinto. Un libro molto bello, un racconto nel quale vibrano le corde dell’anima, carico di pathos e nel complesso molto coinvolgente. Durante la lettura non si può non riconoscersi in alcuni tratti dei personaggi che compaiono nella vicenda e con loro non condividere un ricordo, un ambiente di vita, un dolore o un’emozione. Ciascuno di noi per quanto giovane, giunto all’ultima pagina e guardandosi dentro, non potrà dire di non essersi rivisto, almeno per un solo momento, in un autentico falso ricordo del proprio passato.
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