>L’unione Europea ha recentemente dichiarato di voler prendere seri provvedimenti contro la produzione e la distribuzione di prodotti di plastica monouso nei Paesi dell’Unione, la cui scomparsa dal vecchio continente è prevista entro l’anno 2025. Tra questi prodotti, 10 in tutto, non manca il bando per cotton fioc, piatti, bicchieri, cannucce, posate, e attrezzatura da pesca, che nel loro insieme sembrano caratterizzare il 65% dei rifiuti che vanno ad inquinare i nostri mari. Infatti, l’obiettivo è proprio quello di limitare l’inquinamento e in particolare l’inquinamento marino che da qualche anno a oggi sta diventando sempre più una piaga ambientale e un problema per la salvaguardia dell’habitat e della vita di alcuni animali. Il concetto di fondo è che la plastica, materiale molto utilizzato e ritenuto quasi indispensabile nella vita quotidiana di ciascuno, è difficile da smaltire e ha un impatto negativo sull’ambiente, motivo per il quale si cercano soluzioni affinché esso possa essere sostituito con oggetti di materiale ecologico.
Ovviamente non si tratta di eliminare del tutto la produzione di plastica, ma solo di limitarne l’uso, ad oggi eccessivo, e di farne un utilizzo più responsabile sotto vigile regolamentazione. Non sono esenti da questo provvedimento le bottiglie di plastica, delle quali si prevede una riduzione pari al 90% entro l’anno 2050 e un impegno attivo delle aziende produttive che dovranno contribuire al loro smaltimento, oltre all’impegno che dovranno prendere gli stessi Stati membri fissando degli obiettivi nazionali di riduzione. Se questo può sembrare un problema lontano, che non tocca il mare della Sardegna da vicino, con qualche dato alla mano ci rendiamo invece conto di come la situazione peggiori di anno in anno e di come per i nostri mari la presenza della plastica sia una delle emergenze più grandi a cui far fronte: si parla, in una ricerca firmata dal Cnr di Oristano e pubblicata sulla Nuova Sardegna, di una presenza nel mare che bagna la Sardegna di una media di circa due chili di plastica ogni chilometro quadrato. Sul fondo del Mar Mediterraneo si contano approssimativamente 100 mila pezzi di plastica per chilometro quadrato, parte della quale inevitabilmente finisce nello stomaco di qualche animale marino. Non appare meno preoccupante quindi il fatto che sulle nostre tavole arrivino pesci che hanno ingerito una quantità relativa di microplastiche, e così il problema dell’inquinamento marino se da una parte ha un risvolto negativo per quanto riguarda l’ambiente, dall’altro è legato ad un possibile problema inerente la nostra salute. Sentiamoci tutti in dovere di contribuire alla salvezza del nostro mare.
Fabiola Corona
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