Un viaggio nel tempo e nello spazio, le parole greche nella nostra cultura


di Giovanni Contu

Un viaggio; l’ultimo volume di Giorgio Ieranò può essere considerato un viaggio virtuale in una fra le più antiche e affascinanti sorgenti della nostra lingua, quelle che attingono dalla Grecia antica. Non vi è ambito di esperienza umana, da quella più nobile alla più amena, che nel proprio lessico specifico non abbia traccia di vocaboli coniati, ben oltre due millenni orsono, dall’ingegno ellenico. Lo stile, avvincente e preciso, conquista pagina per pagina l’attenzione del lettore che, per desiderio di riscoperta o magari curiosità di saperne di più sulle tante sfumature nel significato delle parole lungo l’evoluzione del nostro vocabolario quotidiano, troverà occasione di apprezzare l’arte della parola. I numerosi riferimenti alla grafia originale rimandano all’alfabeto greco sul quale chi legge, se non lo conosce, avrà la pazienza di documentarsi. Per agevolare il compito, nel testo viene spiegato, in ordine ragionato con semplicità ma efficacemente, l’utilizzo dei termini in relazione al contesto originario e all’ambito di riferimento nel quale presero forma. In appendice compare un glossario minimo correlato da alcune nozioni di base relative alla pronuncia e in più una bibliografia per ulteriori approfondimenti. Un libro quindi per tutti, consigliabile in modo particolare per curare l’apprendimento scolastico, liceale o universitario e in generale, in ambito studentesco dove oggi come non mai, emerge l’importanza di conservare lo strumento di comunicazione per antonomasia; il linguaggio umano. Giorgio Ieranò, “Le parole della nostra storia”, Perché il greco ci riguarda, 320 pp. brossura, Edizioni Marsilio 2020, collana I nodi  

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