Una giornata in memoria dei minatori


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>Una bella serata, piacevole e ben articolata. Si parla di miniere, di natura e ambiente con riflettori puntati, nella seconda parte, a un ospite che ruba meritatamente la scena: “Montevecchio e le sue laverie”, ultima fatica di Tarcisio Agus. La quarta edizione de “In ricordo e in memoria dei minatori”, manifestazione che l’Associazione Culturale Folkloristica Sant’Antonio presieduta da Luciano Lampis ha organizzato con il patrocinio del comune di Arbus  potrebbe essere dunque catalogata come l’ennesima nostalgica rivisitazione dell’epopea mineraria? Non esattamente così, perché come afferma nel corso del suo appassionato e carismatico intervento Iride Peis, una delle relatrici della serata e autrice di numerose pubblicazioni e libri sulla vita in miniera:

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«Di miniere abbiamo appena iniziato a parlarne… e dovremo continuare a farlo senza mai stancarci, perché le miniere di Montevecchio, Ingurtosu, Gennemari  sono memoria di un territorio e di due comunità, Arbus e Guspini, è vero con due padroni diversi e due storie diverse ma anche contenitore comune di risorse umane e risorse di futuro lavoro che possono essere messe in circolo per il bene delle nostre comunità». Concetto evidenziato nel corso del suo intervento anche da Beatrice Soddu guida ambientale escursionistica e turistica responsabile del Centro Educazione Ambientale di Ingurtosu che ricorda attraverso un lungo e dettagliato excursus «come le prime estrazioni di minerali fossero già iniziate con la dominazione romana 200 anni prima dell’avvento di Cristo evidenziando peraltro la grande diversità gestionale e strategica che esisteva tra Montevecchio e Ingurtosu che per lungo tempo ne caratterizzò il percorso simile ma non uguale. La prima sempre in mano a società italiane la seconda a guida straniera almeno fino al 1965». Beatrice Soddu focalizza la grande e positiva figura di Lord Brassey, la nascita dell’ospedale di Ingurtosu e l’utilizzo di nuove e più moderne laverie. Tutto di pari passo con le grandi lotte sindacali dei minatori, la rottura nel 1961 del Patto Aziendale quello comunemente chiamato “patto sociale senza libertà ne diritti” che mise in moto, da allora, politiche più progressiste che portarono maggiore sicurezza nei cantieri di lavoro e forti miglioramenti in busta paga. Nella seconda parte della serata spazio a “Montevecchio e le sue laverie”, la nuova pubblicazione di Tarcisio Agus. Un’opera potuta realizzare come ricorda lo stesso autore grazie alla preziosa collaborazione con Damiano Serpi «che ha consentito di aprire una nuova finestra su Montevecchio» e al patrocinio dall’Associazione ex minatori di Montevecchio “Sa Mena”. Un libro, si legge nella premessa dell’opera, «che ci fa scoprire un’altra parte del mondo minerario spesso a margine perché prevale nella storia delle miniere l’opera dell’uomo nel sottosuolo, ma il loro lavoro non avrebbe alcuna efficacia se a valle dell’imboccatura dei pozzi non vi fosse il complesso industriale così detto “Laveria”».

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Una bella pubblicazione ricca di elaborati tecnici ma anche di interessanti curiosità che abbraccia l’arco temporale 1949 - 1961, periodo corrispondente agli anni del Patto Aziendale, potuto realizzare grazie alla meticolosa opera di Tarcisio Agus e a quella di Damiano Serpi che durante i controlli nelle aree minerarie dismesse di Ingurtosu e Montevecchio effettuati quale responsabile della Protezione Civile del Medio Campidano impedì, intuendo la gravità dell’atto, l’ennesima distruzione di una così preziosa memoria storica cartacea. Alla bella serata ospitata nella sala consiliare di via Pietro Leo è seguita poi per quattro giorni un’interessante mostra fotografica. Uno straordinario viaggio sui siti minerari di Arbus e Guspini, catturati e immortalati dagli obiettivi di Antonello Cocco Lampis, Rinaldo Ruggeri e Maurizio Frau Serra.

Gianni Vacca

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