Una scia luminosa, in una notte chiara piena di altri astri, attraversa un cielo terso di color blu oltremare. Silenzio, mentre le greggi attendono ai loro pascoli e i pastori riposano nelle grotte. Sulla strada verso Betlemme tre sacerdoti del popolo iraniano dei Medi provenienti dalla Persia, che conoscono le scienze astronomiche e interpretano da sempre i sogni, hanno visto la scia luminosa e si sono messi in cammino seguendone le indicazioni. A Betlemme, in una gotta, nasce un bambino. Non capita spesso che in un rifugio per animali sia partorito un bimbo. I tre, come si usa tra persone importanti, prima di raggiungere Betlemme, e in possesso di una notizia sconvolgente, vanno a omaggiare Erode il tetrarca che governa per conto dei romani la Giudea. La cordialità e l’accoglienza del re, soprattutto nei confronti di principi sacerdoti stranieri, è sempre squisita e cordiale. Durante il banchetto gli raccontano quanto gli astri e i sogni hanno loro indicato. Inutile dire che il re è in confusione. Gli è sfuggito qualche particolare. È inammissibile: in una porzione del suo territorio sta nascendo un altro re che potrebbe mettere in crisi il suo potere e lui non ne è a conoscenza. Se avesse saputo per tempo che un re sarebbe nato in una grotta non si sarebbe preoccupato più di tanto, ma la visita di questi tre principi lo inquieta. Si chiede perché si siano mossi dai loro paesi, percorso molte miglia a piedi… per vedere chi? Un bambino appena nato? Molti dubbi agitano il suo sonno. Alla domanda: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo», l’apprensione del tetrarca cresce. Non lascia passare la notte. Convoca i sommi sacerdoti, gli scribi del popolo, maghi e perfino indovini per sapere il luogo dove è nata questa creatura. Quando i tre decidono che è ora di ripartire li congeda facendosi promettere che se lo avessero trovato sarebbero tornati da lui: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo». Intanto chiama il comandante delle guardie e gli ordina di seguire i magi sino ai confini della città, vuole avere quante più notizie possibili sulla direzione che questi prenderanno. Vanno verso Betlemme. La scia luminosa che si era nascosta riappare nel cielo anche di giorno, indicando la via. Raggiunta la grotta, faticano a credere a quanto vedono: su una mangiatoia è appoggiato un bambino paffutello, piange, forse ha fame. Un uomo li accoglie e li invita a entrare mentre la giovane moglie con fare materno avvicina il piccolo al seno. Con grande meraviglia dell’uomo, i tre si inchinano in segno di riverenza e rispetto davanti al pargolo e offrono al padre dei doni. Dopo aver contemplato e ringraziato si ritirano per riposare in vista del lungo ritorno. Il re è sempre più irrequieto. Da giorni non dorme, un tarlo scava la sua mente. La sua unica speranza e che i tre tornino a dargli notizie e soprattutto lo informino del luogo dove si trova il bambino. Ma un altro pensiero lo tormenta ancor di più: chi può aver generato un re senza che lui non ne fosse informato? La notte porta consiglio e anche i magi, interpreti di sogni e astronomi, la notte hanno una visione nella quale sono invitati a non tornare dal re. Torneranno in Iran per un’altra strada. Il padre del bambino è combattuto, con la giovane moglie si è messo in cammino per partecipare al censimento ordinato dai romani nella Giudea. Dopo la vista dei magi, in una notte di sonno agitato, svegliatosi di soprassalto sente una voce che gli rivela cosa deve fare: “Non dovete più tornare a Gerusalemme perché qualcuno vi sta cercando per uccidere il bimbo”. Ne parla con la giovane moglie, lei piange. I due sono preoccupati. Sanno che è difficile, e che molte cose sino a quel punto della loro vita sono sembrate incomprensibili. La paura è tanta e il futuro incerto. Decidono di fidarsi ancora una volta. L’uomo sa di essere un ottimo falegname e non faticherà a trovare lavoro. Su un somarello, di oasi in oasi, trattenendosi in alcune di queste per prestare la sua opera di artigiano, giungono al confine con l’Egitto attraversandolo e mettendosi in salvo. Lì il tetrarca non potrà avere nessun potere. La furia del re, quando si accorge di essere stato ingannato, è tanta almeno quanta la violenza che ne segue. Chiama le guardie e dà un ordine perentorio: “Uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù”. Il bimbo di Betlemme non riesce a riposare. Si agita, piange, cerca disperatamente la mano della mamma, si strige al suo petto. Marito e moglie si chiedono cosa possa essere successo e perché il bimbo sia così agitato. Le notizie da Betlemme sono poche, precise ma preoccupanti. Sono passati alcuni mesi e il re ha mandato i suoi soldati a fare una strage. Non solo nelle città, ma anche nei rifugi dei poveri pastori i bambini sono massacrati, sgozzati e tolti dal seno delle madri. Uomini e donne si chiedono perché tanta violenza. Ignari e terrorizzati assistono al macello dei propri figli che vengono tolti loro anche quando li stanno allattando. Non possono protestare né reagire. Gli uomini e le donne piangono mentre tornano dai pascoli alle loro grotte, capanne e ai villaggi. Non si danno pace. Il futuro è stato travolto dalla furia del re. Passano più di 2000 anni, è il 7 ottobre 2023 una nuova scia luminosa attraversa il cielo, poi un’altra, e ancora un’altra. Le direzioni che prendono sono opposte, creano crateri, distruggono villaggi e città, scuole e asili, mercati e piazze, non risparmiano nessuno. Stavolta non stanno cercando solo i neonati. Un gruppo di terroristi in Palestina decide di iniziare un’altra strage. Chi attacca per primo si sente oppresso, chi replica si sente offeso. La condizione politica dei due popoli, l’odio covato in tanti anni fanno il resto. Le scie luminose si susseguono. Non si tratta di erodiani mandati da un monarca gabbato da tre sacerdoti e minacciato da un bambino re, ma di un disegno che vuole annientare due popoli. Reazione che non giustifica un massacro.I neonati appesi al collo delle loro madri sbarrano gli occhi di fronte a tanta violenza e anche i bambini più grandi. Non capiscono perché devono morire. Dal 7 ottobre le incursioni nei territori dov’è nato il bambino e dal quale è fuggito con la mamma e il falegname per l’Egitto si susseguono. Chi vince? Se i bambini potessero parlare forse risponderebbero con una parola: la morte. Per fortuna i tre fuggiaschi 2000 anni fa hanno trovato il varco egiziano aperto. Ciò che i piccoli di sempre non capiscono e faranno fatica a capire da grandi è perché alcuni sovrani, dittatori e rappresentanti di nazioni democratiche eletti per costruire la pace si facciano la guerra. Perché non hanno seguito la scia della stella luminosa, invece di aver fabbricato scie di morte? L’uomo della grotta, la sua giovane moglie e soprattutto il bambino sfuggito alla furia di un re continuano a porsi le stesse domande. I magi sacerdoti avevano creduto che l’incontro di quella notte sarebbe stato fecondo e di buon auspicio per l’umanità. Si erano sbagliati. Se fossero tornati da un re accogliente la storia sarebbe cambiata. Che sia necessaria un altro astro dalla scia luminosa a illuminare questi giorni e notti bui? Questa la speranza.
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