La storia. La vendemmia era lavoro, per studenti e braccianti, l’estensione di vigneti nelle campagne serramannesi e non solo era di centinaia e centinaia di ettari, oggi l’estensione è decisamente minore, ma la tradizione della vendemmia non si è persa, continua grazie a tutti quegli imprenditori agricoli e piccoli coltivatori che credono e si appassionano alla coltivazione della vite. La vite che così piccola e fragile produce un frutto, l’uva, che dalle specie più differenti, prima raccolta poi pigiata, fermenta e si trasforma in vino. Un processo che racchiude in se un fascino incantevole agli attenti osservatori.
Le varietà. L’eccessivo sovraccarico d’acqua ha danneggiato i vitigni rossi, le qualità cannonau, monica, sono state le più colpite durante la primavera, nei mesi successivi non hanno resistito alla forza dei parassiti. «Nonostante siamo intervenuti con ripetuti trattamenti la peronospera è stata più aggressiva» conferma Etzi. I bianchi sopravvissuti, sono definitivamente crollati con le piogge tropicali d’agosto, accompagnate da vento e grandine. «Il danno alle viti avrà quasi certamente conseguenze sulla vendemmia 2019» interviene Sandro Buccoli, agronomo della regione Sardegna competente in materia di malattie della vite «era importante cercare di salvare almeno le foglie» continua e conclude «bisogna intervenire ora per abbattere gli agenti patogeni e ridurre le possibilità di contagio».
Elena Fadda
© Riproduzione riservata