C’è un angolo di Villacidro dove il tempo sembra scorrere più lentamente. È ciò che si respira accanto allo storico lavatoio, tra pietra antica, acqua e vita di paese. Proprio qui, un piccolo bar è riuscito a trasformarsi in qualcosa di più di una semplice attività commerciale, diventando un punto d’incontro dove arte e relazioni umane trovano spazio ogni giorno. A renderlo possibile è Petar Stojcic, che con discrezione e costanza ha costruito uno spazio riconoscibile proprio per la sua semplicità, lontano da ogni ricerca di apparenza e da mode passeggere. All'antico Caffè Norbio si entra per un caffè, ma spesso si resta per una chiacchiera, per osservare un quadro appeso alla parete, per assistere a una presentazione di un libro o semplicemente per respirare un'atmosfera diversa. Una delle particolarità del locale è l'attenzione riservata agli artisti del territorio. Nel tempo, una delle pareti del bar si è trasformata in una piccola galleria spontanea, capace di accogliere opere, fotografie e sensibilità diverse. La stessa identità del locale si riflette nella scelta di valorizzare i prodotti, sostenendo produttori e tradizioni del territorio.
Abbiamo incontrato Petar Stojcic per raccontare la sua storia e quella di un luogo che, nel cuore del centro storico di Villacidro, si distingue per autenticità.
Petar, prima di parlare del bar: chi è lei, da dove viene e cosa l’ha portata fino a Villacidro?
«Credo di essere prima di tutto una persona seria e mi considero profondamente europeo. Sono nato nell'ex Jugoslavia, nell’attuale Croazia, dove ho vissuto i primi vent’anni della mia vita. Successivamente ho trascorso undici anni a Verona, una città che considero la tappa della mia seconda vita. Ho conosciuto mia moglie Francesca sulle Dolomiti e, nel 2001, è iniziata la mia terza vita, qui a Villacidro, dove ho scelto di costruire il mio futuro e quello della mia famiglia».
Aprire un’attività accanto a un lavatoio storico non è una scelta banale. È stato il luogo a cercarla o è stato lei a scegliere consapevolmente quel contesto?
«Non è stata una scelta casuale. Il lavatoio è sempre stato un punto di riferimento importante per il paese e per i giovani, compreso mio figlio. Avere un’attività accanto a quella che considero una delle principali attrazioni storiche e turistiche di Villacidro rappresenta certamente un vantaggio. Inoltre credo molto nella crescita, lenta ma costante, del turismo nelle zone interne della Sardegna. Qui molte persone riescono a ritrovare un rapporto autentico con sé stesse, lontano dai ritmi frenetici delle grandi città».
C’è stato un momento preciso in cui ha capito che il suo bar stava diventando qualcosa di più di un semplice esercizio commerciale?
«Fin dall’inizio il nostro obiettivo era creare un locale tranquillo e accogliente, aperto a tutti: famiglie, giovani e coppie. Abbiamo cercato di farlo attraverso la gentilezza, l’educazione, la professionalità e dando spazio alla cultura. Con il passare del tempo abbiamo visto che le persone tornavano volentieri. Quello che inizialmente era un luogo quasi nascosto è diventato progressivamente un punto di riferimento, anche grazie alla posizione nella zona pedonale del paese. È stato allora che abbiamo capito di aver costruito qualcosa che andava oltre il semplice servizio».

Nel tempo il locale ha aperto le sue porte ad artisti e creativi del territorio. Da dove nasce questa scelta?
«L’arte mi è sempre piaciuta perché è una straordinaria forma di comunicazione e aggregazione. Nei miei primi anni a Verona ho vissuto anche grazie alla vendita di quadri, quindi il legame con il mondo artistico è sempre stato forte. Organizzare ogni mese una mostra, tra pittura e fotografia, cambia completamente il volto del locale e permette di dare spazio alla cultura. Grazie alla collaborazione con Antonio Muscas e Alessia Etzi, abbiamo organizzato presentazioni di libri, piccoli spettacoli teatrali e momenti di incontro molto partecipati. Ci sono state anche serate di musica dal vivo e laboratori per bambini con Mastrodascia, maestro baloccaio da generazioni. Continuiamo a essere aperti a nuove collaborazioni, con l’obiettivo di coinvolgere tutti gli amanti dell’arte e della cultura».
La valorizzazione dei prodotti locali è una delle caratteristiche che contraddistinguono questa attività. Perché ha scelto questa filosofia?
«Nel corso della mia vita professionale ho lavorato in importanti ristoranti della Sardegna, sono stato rappresentante di prodotti tipici e socio della cooperativa Domomea, impegnata nella valorizzazione dei tessuti sardi. Quando abbiamo aperto il locale abbiamo voluto fortemente creare uno spazio dedicato ai prodotti del territorio. All’inizio era soprattutto una scelta estetica e culturale, ma col tempo è diventata un’opportunità commerciale. Ancora più importante è il rapporto che si è creato con i produttori locali. Nel tempo sono nate amicizie sincere e collaborazioni che continuano ancora oggi».
Tra le tante persone che hanno attraversato questo luogo, c’è una storia che racconta meglio di ogni altra lo spirito del bar?
«Ce ne sono molte, ma una mi è rimasta particolarmente nel cuore. Un giorno arrivarono una coppia di professori scozzesi che si trovavano a Cagliari per lavoro. Decisero di fare una visita a Villacidro e, appena entrati nel locale, lui mi disse: “Siamo venuti a conoscere la vera Sardegna”. Stavamo per chiudere per la pausa pomeridiana, ma ci siamo fermati a parlare con loro per quasi tre ore. Quando stavano per andare via mi sono reso conto che non avevamo bevuto nulla insieme. Gli proposi allora di assaggiare qualcosa di davvero nostro: un bicchiere di Villacidro Murgia. Dopo il primo assaggio ne ordinò altri due e, prima di partire, mi chiese se fosse possibile spedire alcune bottiglie fino in Scozia. Per me quell’episodio rappresenta perfettamente ciò che cerchiamo di offrire, non soltanto un servizio, ma un’esperienza autentica fatta di incontri e condivisione».
Se qualcuno che non ha mai sentito parlare di Villacidro le chiedesse perché vale la pena venire fin qui, cosa risponderebbe?
«Direi di venire a Villacidro perché qui il tempo sembra essersi fermato e la qualità della vita, nella sua lentezza, non ha prezzo. Si può vivere a contatto con una natura ancora in gran parte incontaminata, visitare luoghi ricchi di storia come il magnifico lavatoio e respirare un’atmosfera indescrivibile. Qui si può toccare con mano il passato e, soprattutto, incontrare persone vere. Ed è forse questo il valore più grande che un luogo possa offrire». Riproduzione riservata
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