Villacidro, lo scrittore Salvatore Sanneris al suo primo romanzo “Gelisoi, una vita rubata”


di Gian Luigi Pittau
 Una narrazione nella Sardegna che va dal primo Novecento fino alla prima guerra mondiale. Questo è lo sfondo del romanzo “Gelisoi, una vita rubata” scritto da Salvatore Sanneris, 66 anni, di origini villacidresi che per tantissimi anni ha insegnato nel liceo delle scienze umane e linguistico “Marconi-Lussu” di San Gavino Monreale. Il docente di lingua francese è al suo primo romanzo e racconta la storia di una ragazza “Gelisoi” che subisce quasi una violenza in una società agropastorale di inizio Novecento. La ragazza è costretta a sposarsi e porta il nome del paese ogliastrino: «Il nome - racconta l’autore - vuole essere un omaggio al paese di Gelisoi, nome fenicio cartaginese di Girasole: “Gelisoi, terra del sole”.  Nel romanzo Gelisoi narra la storia, ma poi l’altra narratrice è la figlia. Nella sinossi dico che ci sono due modi per raccontare quella che è una storia universale di una ragazza giovanissima, costretta dalla famiglia a sposarsi per riparare a questa situazione.  La giovane, costretta a soggiacere alle leggi di un ambiente governato dal potere dei potenti, è molto bella e determinata. Il romanzo ha un punto di vista femminile e la storia, ambientata in Ogliastra, attraversa anche il periodo della spagnola. Ho utilizzato un approccio di tipo naturalista come Zola che diceva “per raccontare un’epoca non c’è bisogno di dire tutto». Il romanzo è stato presentato a San Gavino Monreale il 16 maggio nella sede di via Fermi dell’Università della Terza Età del Monreale e il 26 maggio nella sala “Giovanni Lilliu” della biblioteca di Monteclaro a Cagliari. L’AUTORE Salvatore Sanneris non è solo appassionato di scrittura: «Ho iniziato a scrivere con una collaborazione con la Nuova Sardegna a Villacidro negli anni Novanta. Ma la passione per la pittura mi è stata trasmessa da Dino Marchionni a cui devo molto e ho esordito nel campo della pittura nel 1985. Ho fatto diverse mostre a Cagliari e devo molto a Giovanni Pisano, uno dei più grandi acquarellisti sardi». Salvatore Sanneris ha esposto le sue opere nelle più importanti gallerie della Sardegna e all’estero, riportando numerosi riconoscimenti. Di recente ha collaborato alla revisione di Pani e mèri, romanzo di Rita Arba, pubblicato nel 2013. La corrispondenza fra prospettiva pittorica e letterature europee si esprime in Gelisoi: una vita rubata, suo romanzo d’esordio”. LA STORIA L’avvenente e ribelle Gelisoi si dovrà battere fin dall’infanzia contro la miseria, l’ignoranza e la rassegnazione di un paesino della costa orientale della Sardegna, un luogo in cui la vita delle persone è regolata ancora agli albori del Ventesimo secolo dal pregiudizio e dall’arroganza dei potenti. Per cambiare il suo destino potrà contare soltanto sulla sua determinazione e sulla forza travolgente della scrittura, appresa da su Mudu in tenera età. Divenuta la donna più desiderata e invidiata del paese, nel momento in cui le sembrerà di poter raccogliere i frutti di tanti sacrifici, perderà invece tutte le certezze per via di una terribile scoperta: una volontà subdola, una mano invisibile e potente ha manipolato la sua vita e quella di tutte le persone amate. Per potersi allora riappropriare di una vita rubata, la verità, la dignità, la vendetta e la giustizia diverranno l’unico scopo del suo essere, dal momento che “… esistono soltanto due modi per concludere una storia: la morte, o l’ultima pagina di un libro”. La prefazione del romanzo è curata dal professor Giuseppe Marras: “Il testo da un lato si presenta nella sua veste di romanzo storico, calato in una povera e misera realtà della Sardegna a cavallo tra Ottocento e Novecento, dall’altro si muove in un universo narrativo che appare avvicinarsi alla disperata tragedia degli antichi, fatta di odi inestinguibili, vendette finanche disumane, invidie viscerali, alcune volte ereditate di padre in figlio.  La sofferenza è un elemento non solo dovuto a una natura matrigna e indifferente al dolore umano, con carestie, incidenti ed epidemie, ma è anche e soprattutto il prodotto di una umanità piegata dalla lotta per la sopravvivenza, avvezza in alcuni casi a tutto pur di non soccombere, in altri rivolta alla sopraffazione per ribadire rapporti di potere consolidati e tenacemente difesi”.

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