Era il 7 dicembre del 2018 quando, in un convegno nella casa maiorchina, Pier Sandro Scano presidente della Fondazione, l’amministrazione comunale e alcuni dirigenti presentarono alla popolazione il progetto del nuovo centro cardiologico dicendosi fiduciosi che la “Clinica Arborea” avrebbe aperto in pochissimo tempo. Oggi, però, dopo un anno da quell’evento, l’ospedale villamarese è ancora chiuso. I motivi? Al momento ignoti: né la dirigenza della clinica né tantomeno l’amministrazione comunale hanno sinora ritenuto utile dare spiegazioni ufficiali ai cittadini. Tutto nel pieno diritto delle parti ci mancherebbe, anche se, è altrettanto vero, come gli stessi cittadini avrebbero il sacrosanto diritto a essere informati visto che in Italia, sino a prova contraria, esiste un sistema sanitario di tipo pubblico (anche nei casi di strutture convenzionate), le malattie cardiocircolatorie sono in Sardegna la prima fra le cause di morte e, infine, è nel pieno diritto di
tutti essere a conoscenza delle tematiche che riguardano la difesa della propria salute.
Le poche informazioni ufficiali ci dicono che la struttura è pronta per essere operativa, che parte del personale è già stato messo sotto contratto e che l’amministrazione comunale, dopo la vendita dell’edificio alla società francese Orphea e le tante battaglie politiche nei diversi tavoli regionali, è stata capace di evitare il default finanziario.
Il progetto, sulla carta, è certamente ambizioso per un piccolo paese come Villamar: la struttura, infatti, può contare su ben 35 posti letto di cui, nello specifico, 15 per la riabilitazione funzionale neuro-motoria e 20 per la riabilitazione cardiologica.
Alle belle parole che fanno da ricamo al progetto stanno però pian piano emergendo degli interrogativi: e poiché è già passato un anno dall'annuncio dell'imminente apertura del centro, oggi alcuni "maligni" sostengono che, come da buona prassi politica, il taglio del nastro inaugurale sia servito, principalmente, come vetrina per le successive elezioni regionali svoltesi all'inizio del 2019.
Solo insinuazioni o lampante verità? Che sia stato uno specchietto per le allodole o meno, tuttavia, poco importa: dopo un anno di silenzio i tempi possono dirsi abbastanza maturi per informare (per lo meno) i cittadini circa il futuro e i possibili tempi di apertura del centro sanitario che potrebbe da una parte essere strategico per il territorio, ma soprattutto diventare un'importante chiave d'accesso per le cure delle persone.
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