Con l’estrazione dei biglietti vincenti della lotteria e con i ringraziamenti rivolti a quanti, a diverso titolo, hanno contribuito alla riuscita dei festeggiamenti, si è conclusa a Villamar la festa 2026 in onore della Beata Vergine d’Itria e del Santissimo Salvatore.Cinque giornate, dal 15 al 19 agosto, nelle quali il paese ha vissuto uno degli appuntamenti più profondamente legati alla propria storia e alla propria identità. Una festa che, ancora una volta, ha saputo tenere insieme le sue diverse anime: quella religiosa, certamente centrale, quella della tradizione, dell’incontro, dello spettacolo e della partecipazione popolare. Il momento più atteso rimane quello che da generazioni scandisce il rapporto dei villamaresi con la loro Madonna: il viaggio del simulacro dalla parrocchia di San Giovanni Battista verso la chiesa campestre e il suo successivo ritorno in paese.
Domenica 16 agosto, dopo la Santa Messa, la Madonna d’Itria ha lasciato la parrocchia accompagnata in processione verso il suo santuario campestre. Martedì 18 il percorso inverso: il ritorno della Vergine in paese e nella chiesa parrocchiale, tra fedeli, preghiere e musica, in quella partecipazione che ogni anno rinnova un legame molto più antico delle singole generazioni chiamate a custodirlo.
Ad accompagnare le processioni, associazioni, traccas, organettisti della Scuola civica di Villamar, cavalieri, launeddas, l’associazione Su Staccasciu e gruppi folk. Anche quest’anno la festa ha avuto una particolare esposizione mediatica, grazie alla diretta televisiva che ha portato Villamar e la sua Madonna nelle case di tanti sardi, mostrando la processione, il simulacro e numerosi aspetti della vita e delle tradizioni del paese.Ma una festa come quella della Madonna d’Itria non vive soltanto nei momenti illuminati dai riflettori. Vive nella lunga preparazione che li precede, nelle celebrazioni religiose, nelle persone che lavorano, nei volontari, in chi sistema, accompagna, suona, canta e prega. Vive nei gesti, spesso invisibili, di quanti contribuiscono perché, ancora una volta, tutto possa compiersi. E vive soprattutto in quella devozione quotidiana che, terminate le processioni e spenti i riflettori, continua nelle case e nella vita delle persone.
Accanto al programma religioso, le serate del programma civile hanno animato Villamar con musica e spettacoli. Dal 15 agosto, con i Dilliriana, si sono succeduti gli appuntamenti con Samu&Diemme, il format Millennium 90/2000, Sick Luke e il DJ di Radio 105 Wender; la serata dedicata ai bambini e lo spettacolo di Alessandro Pili; fino al concerto di Maria Luisa Congiu del 18 agosto.
La serata conclusiva del 19, dedicata anche al Santissimo Salvatore, ha visto lo spettacolo pirotecnico e la musica del gruppo La Favola. E proprio nell’ultima serata è arrivato uno degli appuntamenti più attesi e popolari: l’estrazione della lotteria della Beata Vergine d’Itria 2026. Numerosissimi i premi messi in palio grazie al Comitato, alle attività commerciali, agli artigiani e alle tante persone che hanno voluto offrire il proprio contributo. Il primo premio, un voucher viaggio del valore di 3.000 euro offerto dal Comitato Classe 1976, è stato assegnato al biglietto n. 1437. Il weekend a Cala Gonone per quattro persone, secondo premio, è andato al n. 0312, mentre il televisore 4K LED da 65 pollici, terzo premio, è stato vinto dal n. 1350. Ma dietro il lungo elenco dei premi c’è qualcosa che merita di essere sottolineato: una grande rete di generosità. Decine di attività e di persone hanno messo a disposizione qualcosa, dal premio più importante al più piccolo buono, contribuendo concretamente alla realizzazione della festa. Tra questi doni hanno trovato posto anche oggetti capaci di raccontare Villamar, le sue tradizioni e la sua devozione: libri, opere e testimonianze che, passando nelle mani dei vincitori, continueranno in qualche modo il loro viaggio. Con l’ultimo numero estratto si chiude così, anche simbolicamente, questa edizione.
Resta il grande lavoro del Comitato Festeggiamenti Classe 1976, insieme alla parrocchia di San Giovanni Battista, alla Pro Loco e al Comune di Villamar, e resta il contributo della Regione Autonoma della Sardegna, che ha inserito la manifestazione tra gli eventi dell’identità regionale. Ma soprattutto restano le persone. Quelle che abbiamo visto e quelle che non abbiamo visto. Quelle che hanno avuto un ruolo pubblico e quelle che hanno lavorato lontano dai riflettori. Le associazioni, gli sponsor, le attività commerciali, le forze dell’ordine e di protezione, i gruppi, i musicisti, i volontari e tutti coloro che, anche attraverso un piccolo gesto, hanno contribuito. Perché una festa di comunità non appartiene mai a una persona sola e neppure soltanto a chi la organizza: appartiene a tutti coloro che la rendono possibile e a tutti coloro che, ciascuno a modo proprio, continuano a darle significato. Ora le piazze e le strade tornano alla quotidianità, le luci si spengono, il palco viene smontato e la festa del 2026 entra nell’archivio dei nostri ricordi. Ma per la Madonna d’Itria non finisce tutto con una processione o con una serata di festa. Per tanti villamaresi il rapporto con Lei ritorna semplicemente alla sua dimensione di ogni giorno: una preghiera, un ricordo, una ricerca, un canto, una fotografia, una storia raccontata ai più giovani. Forse è proprio questa la continuità più bella. La grande festa finisce. La devozione continua.
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