Villamar, il sogno di Loris: conoscere il suo angelo


di Simone Muscas
Loris Manzo ha dieci anni e conduce una vita normale come quella di tanti altri bambini. Frequenta la quinta elementare e ha una passione folle per il calcio. Il suo sogno è quello di emulare un giorno le gesta del suo idolo, Gigi Buffon, giocatore della Juventus e campione del mondo con l’Italia nel 2006. Proprio perché suo mito, ha scelto di giocare nella squadra del Dolianova come portiere, un ruolo delicato dove devi dimostrarti abile nel difenderti dai tiri in porta dei tuoi avversari. Nel calcio come nella vita: già, perché di tiri, spesso insidiosi e beffardi, Loris ne ha dovuto schivare parecchi visto che è nato con una grave malattia genetica, un’aggressiva forma di anemia falciforme, che per lungo tempo ne ha minato la sua qualità di vita. «Sin dalla mia gravidanza ero a conoscenza del fatto che sarebbe nato con questa patologia», spiega la mamma Alessia Lai, di Villamar «dentro di me però, pur alternando momenti positivi ad altri di sconforto, ho sempre sperato che potesse farcela a uscire da quel maledetto tunnel». La possibilità di arrivare alla tanto sospirata guarigione si è avuta quando a Loris, sotto consiglio medico e grazie alla determinazione della madre, gli si è prospettata la possibilità di sottoporsi a un trapianto eterologo di midollo osseo. Non una via semplice visto che, come spesso capita in questi casi, non è stato trovato alcun familiare compatibile. Tuttavia, dopo due anni e mezzo di ricerca e proprio durante quella mattinata in cui la madre decide di far da donatrice nonostante la compatibilità solo parziale del proprio midollo, arriva la notizia inattesa: una telefonata dalla banca dati della Germania informa che è stato trovato un donatore compatibile tedesco. «Loris aveva soltanto cinque anni», continua Alessia, «da quel momento ha iniziato un percorso di cure chemioterapiche e un periodo in camera sterile che, grazie a Dio, gli hanno permesso di debellare la malattia e arrivare a quella guarigione per cui ho tanto pregato e sperato. Non trovo le parole per descrivere la gioia che provo oggi nel vedere mio figlio correre, saltare e scherzare: considero questo un dono di Dio visto che, purtroppo, altri bambini non hanno avuto altrettanta fortuna». Una storia a lieto fine che, inutile negarlo, dà un sapore diverso alla vita del piccolo e a quella della mamma; quella stessa vita che, anche perché difesa con le unghie e con i denti, merita oggi di essere vissuta sino in fondo. Ma ancora manca un tassello: così come tanti portieri hanno come sogno, improbabile ma non per questo impossibile, di fare un gol nella porta avversaria, anche Loris, allo stesso modo, sogna a occhi aperti di poter realizzare il suo “gol impossibile” che è quello di conoscere chi gli ha salvato la vita. «Le leggi italiane, principalmente per motivi di privacy, non permettono di entrare in contatto con il donatore», conclude mamma Alessia, «In altri paesi europei, invece, questo è possibile a qualche anno dal trapianto. Nonostante ciò, così come la nostra esperienza ci ha insegnato che la speranza non deve morire mai, allo stesso modo sogniamo un giorno di poter conoscere quell’angelo che ci ha permesso a entrambi di nascere una seconda volta e regalare al mio piccolo il diritto, che dovrebbe essere sacrosanto per ogni bambino di questo mondo, di godere sino in fondo di quel dono inalienabile che si chiama vita».

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