Villamar, la casa-museo di Titti: dove l’arte incontra le persone


Omaggio a Luigi “Titti” Murgia, custode silenzioso di artisti, memorie e bellezza condivisa

di Albertina Piras
  Gli artisti sono le voci più autentiche della nostra vita sociale, capaci di lasciare un segno destinato a durare nel tempo. Eppure, oggi più che mai, per essere riconosciuti occorre essere “visti”, entrare nei canali giusti della comunicazione. Senza visibilità è difficile far sentire la propria voce, tanto che si dice spesso che la notorietà arrivi solo dopo la morte. Eppure, ci sono luoghi - anche piccoli paesi - dove vive più di un artista e dove, soprattutto, esistono persone dotate di una rara sensibilità culturale. Persone che si impegnano per dare risonanza agli artisti e creare per loro spazi e occasioni al di fuori dei percorsi consueti. Uno di questi è Luigi Murgia, per tutti Titti. Protettivo in famiglia, soprattutto con le sorelle più piccole nate dal secondo matrimonio della mamma, Titti ha sempre incarnato il ruolo dell’“uomo di casa”, tanto da essere chiamato affettuosamente fratellone. La sua casa è diventata un museo vivo: arredi antichi, oggetti di uso quotidiano, botti, mobili di ogni tipo. Ma, soprattutto, è diventata un luogo d’arte. Titti ha aperto le porte della sua abitazione agli artisti provenienti da paesi diversi, trasformandola in un punto di incontro, di confronto, di accoglienza. Una casa che è diventata rifugio culturale, fucina creativa, spazio dove chiunque può respirare bellezza. [caption id="attachment_145310" align="aligncenter" width="600"] Pranzo in cortile[/caption] Io stessa ho beneficiato della sua generosità come insegnante: grazie a lui, i miei alunni hanno potuto esporre i loro lavori di ricerca durante le sagre paesane, in un ambiente ricco di storia e significato. Tutto questo senza che Titti chiedesse mai nulla in cambio. [caption id="attachment_145308" align="aligncenter" width="600"] Alunni in Casa Murgia[/caption] Ogni anno organizza un pranzo dedicato agli artisti - o con gli artisti - e ho l’onore di essere inclusa nella lista degli invitati. Per questo oggi voglio rendergli omaggio: per ciò che ha fatto e per ciò che continua a fare per la nostra comunità. Perché la sua è una forma rara e preziosa di arte: l’arte dell’accoglienza, della cura, della generosità e della valorizzazione degli altri.

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