Christian Salis ha realizzato di recente un’opera in scala che fotografa il paese di Gonnosfanadiga nei momenti appena successivi al bombardamento degli aerei americani avvenuti nel corso della seconda guerra mondiale, il 17 febbraio del 1943. Non nuovo a opere di questo tipo, il 47enne, nativo di Sardara e residente a Villamar, già nel 2021 aveva fatto parlare di sé per aver realizzato un modello in scala di un noto aereo tedesco che, sempre nel 1943, venne abbattuto nelle campagne di Ruilixi, fra Lunamatrona e Villamar. Oggi come due anni fa a trascinarlo nella realizzazione di queste particolari opere è la sua passione per tutto ciò che ruota attorno alla storia dei conflitti bellici e, in particolare, verso tutti i mezzi utilizzati nella seconda guerra mondiale. «Dopo aver riprodotto quell’aereo abbattuto nei cieli di Villamar - spiega l’artista - mi ero ripromesso di lavorare sulla realizzazione di qualcosa che potesse ricordare il bombardamento di Gonnosfanadiga, un fatto che, per l’alto numero di morti e i danni arrecati, mi ha sempre colpito tanto». Una scelta quindi non casuale e frutto di un lungo lavoro di ricerca: «Facendo riferimento a foto storiche e a racconti, ho cercato, con l’utilizzo di materiali di riciclo, di ricostruire il paese come poteva apparire a un osservatore esterno negli attimi di poco successivi al bombardamento: sono presenti infatti le case che sono state distrutte e le zone del paese che sono andate a fuoco con i colori del cielo che le cronache di quel tempo raccontano come azzurro e senza nuvole». [caption id="attachment_110686" align="aligncenter" width="844"]
Gonnosfanadiga, via Porru Bonelli[/caption]
Era infatti proprio un bel pomeriggio quel 17 febbraio di ottant’anni fa e, seppur si fosse nel pieno della seconda guerra mondiale e nonostante quegli stessi giorni si fossero verificati i bombardamenti su Cagliari e Quartu, nessuno avrebbe potuto immaginare quello che, intorno alle 14, sarebbe accaduto. A quell’ora infatti tante persone ruotarono la loro testa all’insù e avvertirono un brusio dal cielo sempre più forte che pian piano si fece rumore insopportabile: dai monti di nord- est apparvero dodici aerei da guerra B25 Mitchell seguiti da dei caccia P38. In un attimo si scatenò l’inferno: un gran polverone fece da cornice a delle forti esplosioni a cui seguirono le grida e i pianti di tante persone. Furono 118 le vittime che purtroppo si contarono a fine giornata e ben più di trecento le persone che risultarono ferite o mutilate.
«Statistiche alla mano pare che - spiega Christian Salis -, la strage di Gonnosfanadiga sia quella che ha fatto registrare il numero di vittime fra i più alti in Italia in rapporto al numero di abitanti. Oltre a ciò vi sono anche alcuni dettagli storici rilevanti: su tutti il fatto che il generale americano James Doolitle, comandante in seconda di quella missione, fosse stato fra i protagonisti del bombardamento su Tokyo avvenuto dopo i fatti di Pearl Harbor». A farlo riflettere anche un fatto riguardante la sua famiglia: suo nonno materno, Luciano Caddeo, classe 1910, era infatti impiegato nell’esercito italiano proprio a Gonnosfanadiga e quel giorno si era prodigato con la popolazione locale a soccorrere i feriti e raccogliere i tanti morti. Oltre a ciò ha fatto breccia su Christian anche un’altra storia molto particolare riportatagli da Luisella Salis, la cui madre, Anna Medda nota Annita, visse a tre anni quel tragico pomeriggio di febbraio degli attimi che le segnarono per sempre la vita: «Mi ha raccontato che suo fratello Ilario di appena sei anni venne fatto a pezzi da un’esplosione. Il suo corpo venne ricomposto dal padre che con un cesto raccolse tutti i brandelli del figlio: l’ultimo dei pezzi fu la testa del piccolo che trovò, dopo averla cercata per diverse ore, nel tetto della casa dove prima dell’esplosione il piccolo stava giocando. Una storia - spiega Christian - che nonostante sia passato tantissimo tempo mi fa commuovere. La signora Luisella Salis, che ringrazio per aver condiviso la sua preziosa testimonianza, mi ha raccontato quanto sua madre abbia poi sofferto per la perdita del fratello e come per anni si sia portata dentro il suo dolore sino a quando in un sogno le apparve Ilario vestito di bianco chiedendole di smetterla di soffrire raccontandole che lui in quel momento si trovava in un posto in cui stava bene».
Ed è infatti proprio la commozione nel ricordo dei tragici eventi bellici quel sentimento che lo spinge a ricordare con le sue doti artistiche fatti che non devono essere dimenticati: «È attraverso questa passione che voglio dare il mio contributo affinché il ricordo di chi ingiustamente ha dovuto pagare per colpe non sue non venga dimenticato. Un lavoro, il mio, frutto anche di ciò che appassionati e persone che hanno vissuto quella guerra mi hanno raccontato e che perciò voglio ringraziare». E se è vero che dopo ogni opera la passione si rinvigorisce ancor di più, anche quella di Christian non sfugge a questa regola: «Sto pensando di realizzare un modello in scala dell’aereo da guerra sul quale venne abbattuto lo scrittore Antoine de Saint-Exupéry autore del famoso libro “Il piccolo principe”. Per ciò che ha significato nel corso della sua vita - conclude - può essere un bel modo per ricordarlo».
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