Il libro, come si intuisce dal titolo, è ambientato nel suo paese natio (Mara Arbarei è infatti l’antico nome di Villamar), ma anche a Lunamatrona dove lo scrittore ha avuto diversi trascorsi in gioventù per via delle sue origini materne. Proprio sua madre, Martina Cancedda, rappresenta il “perché” alla scrittura del testo: è stata lei, infatti, durante l’adolescenza, a tramandargli le gesta di suo nonno, una figura importante per la vita dell’autore e sulla quale ruota la trama del romanzo.
«Proprio questi racconti su di lui hanno inciso profondamente sulla mia crescita», spiega Gabriele Podda, «Il suo nome era Vincenzo Cancedda, ma per tutti era semplicemente “Bissenti”. Purtroppo non ho mai avuto la fortuna di conoscerlo in quanto venuto a mancare qualche anno prima della mia nascita. Il libro, che è anche dedicato alla sua memoria, è strutturato come raccolta di racconti con un filo conduttore comune che si svolgono nel periodo compreso fra il 1905 e il 1943 e ne descrivono uno spaccato di vita contadina dell’epoca».
Le vicende del testo ruotano attorno alla figura del protagonista definito come uomo caparbio e lungimirante, due virtù che, secondo l’autore, gli avrebbero permesso di affrontare le sue non facili vicissitudini di vita (su tutte la morte di sua moglie in età prematura, Agostina Frau, e quella di due dei suoi amati figli) sempre con grande razionalità e saggezza. «Questi insegnamenti tramandati li ho fatti miei», conclude Gabriele Podda, «pertanto, alla luce di quest’aspetto, considero questo libro un po’ autobiografico. In età matura ho avvertito la necessità di mettere il tutto per iscritto per vari motivi: oltre che per rammentare la figura di mio nonno, anche per fare un “sunto” di ciò che ho imparato nel corso della mia vita e per tenere vivo il ricordo della mia cara Sardegna, dalla quale, pur non abitandoci da oltre cinquant’anni, non mi sono mai realmente distaccato».
© Riproduzione riservata