In occasione dei festeggiamenti di San Giovanni Battista, patrono di Villamar, ho avuto il piacere di fare una chiacchierata con Consuelo Siddu. Nel suo lavoro quotidiano presso la farmacia del paese, Consuelo unisce professionalità e umanità: sa entrare in sintonia con chiunque si trovi davanti al banco, adattandosi con discrezione e naturalezza alle diverse personalità. Il suo sorriso e la sua gentilezza creano un clima di fiducia, qualità preziose che si intrecciano perfettamente con la competenza scientifica. Laureata in Farmacia all’Università di Cagliari, Consuelo ha scelto di dedicare la sua tesi di laurea a una pianta antica e simbolica: l’iperico, noto anche come erba di San Giovanni, ricca di proprietà terapeutiche e legata a riti e credenze della nostra cultura contadina. Ecco le sue parole: «Fin da piccola sono sempre stata incuriosita e affascinata dalla natura e da tutto ciò che poteva offrire. Ben presto tutto questo si è trasformato in passione e, soprattutto, con l’inizio del mio percorso universitario a Cagliari nel corso di studi in Farmacia, è cresciuta in me la sete di conoscenza verso la fitoterapia, una branca della farmacoterapia che si occupa di prevenire e trattare diversi disturbi e patologie attraverso l’uso di piante medicinali e preparazioni da esse ottenute. È stato proprio alla fine del mio percorso di studi che ho scelto di preparare una tesi sperimentale sulla scoperta dei segreti dell’iperico nella notte di San Giovanni: un’esperienza personale di ricerca e scoperta che mi ha profondamente coinvolta. Il 24 giugno, notte di San Giovanni, è una data che molti di noi ricordano per le sue tradizioni e leggende. Per me ha assunto un significato speciale quando ho deciso di dedicare il mio lavoro a questa pianta, conosciuta non solo per le sue proprietà medicinali, ma anche per essere protagonista di riti e credenze legati proprio a quella notte. La mia ricerca è partita dallo studio delle proprietà dell’iperico e delle sue applicazioni nella medicina tradizionale. Affascinata in particolare dalle sue attività antidepressive e antinfiammatorie, ho deciso di approfondirne la conoscenza. Ho scoperto che l’iperico è stato usato per secoli per trattare disturbi che vanno dalla depressione alle ferite cutanee. Secondo un’antica tradizione, la pianta raccolta nella notte di San Giovanni possiede poteri speciali: da qui i nomi “erba di San Giovanni” o “scacciadiavoli”. L’obiettivo della mia tesi è stato quindi quello di esplorare scientificamente le proprietà dell’iperico e verificare l’esistenza di evidenze cliniche a supporto del suo utilizzo. Ho analizzato la letteratura scientifica e i risultati di studi clinici che ne hanno valutato l’efficacia nel trattamento di varie condizioni. I risultati più interessanti sono arrivati dalla parte sperimentale, dove mi sono concentrata in particolare sull’Hypericum hircinum, una specie meno nota, e sulla sua sorprendente capacità di bloccare la replicazione di alcuni virus, incluso l’HIV/AIDS. In laboratorio è stato osservato che l’ipericina, uno dei suoi principali composti, possiede un’attività antivirale che può inibire la replicazione dell’HIV in vitro. Ovviamente è fondamentale essere prudenti: l’utilizzo di piante medicinali, soprattutto in ambito terapeutico, deve sempre essere supervisionato da un medico. Ma questi risultati aprono scenari di ricerca molto promettenti». Il racconto di Consuelo Siddu ci ricorda quanto sia prezioso il legame tra conoscenza scientifica e tradizioni popolari. Nella notte di San Giovanni, quando il paese si raccoglie attorno al suo patrono, l’iperico torna a fiorire non solo nei campi ma anche nella memoria collettiva, intrecciando riti antichi e nuove scoperte. Un simbolo di guarigione, speranza e ricerca che, grazie a giovani professioniste come Consuelo, continua a parlare al presente con voce antica ma sempre attuale.
© Riproduzione riservata