Villanovaforru e Ussaramanna: energia, una sfida per l’indipendenza dalle fonti fossili


di Simone Muscas
Si parla sempre con più frequenza del sistema energetico ideale da offrire alle comunità per combattere i problemi derivanti dal riscaldamento climatico e per far fronte al caro bolletta energetica di questo 2022. A parole, salvo qualche rara eccezione, cittadini, enti e aziende sono più o meno d’accordo: occorre puntare sulle rinnovabili e sul risparmio energetico in modo da offrire alle nuove generazioni la possibilità di vivere in un pianeta con le medesime condizioni climatiche che sono state offerte alle generazioni passate. Eppure alla conta dei fatti la trasformazione di questi intenti in realtà si sta rivelando maledettamente difficile: infatti, nonostante i passi in avanti sulla diffusione delle tecnologie rinnovabili, la strada da fare resta purtroppo ancora tanta. [caption id="attachment_98201" align="alignleft" width="209"] Marco Sideri, sindaco di Ussaramanna[/caption] Nella piccola Marmilla c’è, però, chi, in tal senso, sta provando a fare qualcosa in più rispetto alle tradizionali azioni intraprese dagli enti, quali i sistemi fotovoltaici installati negli edifici pubblici o l’efficientamento dell’illuminazione pubblica. I Comuni di Villanovaforru e Ussaramanna hanno, infatti, studiato, prendendo spunto da altre realtà, un metodo per offrire direttamente ai loro cittadini la possibilità di accedere ad energia pulita prodotta in loco attraverso il collegamento delle utenze domestiche a un mega impianto fotovoltaico. Al momento numerosi nuclei familiari hanno preso parte all’iniziativa che, al di là dei benefici ambientali ed economici, ha anche degli aspetti di natura sociale. L’idea, infatti, potrebbe disincentivare gli enti locali ad accettare le richieste di tante multinazionali a installare nei loro territori le proprie tecnologie. [caption id="attachment_98203" align="alignleft" width="210"] Maurizio Onnis, sindaco di Villanovaforru[/caption] Sulla questione il sindaco di Villanovaforru, Maurizio Onnis, è chiaro: «La produzione di piccoli impianti diffusi può essere la miglior soluzione per ottenere l’indipendenza energetica e combattere lo sfruttamento dei potenti». Per far luce su quest’aspetto lo stesso primo cittadino riporta quanto sta succedendo in un paese dell’Isola: «Il rischio di essere colonizzati passa da esempi come quello che sta accadendo nella piana di Bolotana. Lì la società Acea sta per installare un impianto fotovoltaico da 87 Megawatt. La sua potenza è oltre 1.700 volte quella della comunità energetica di Villanovaforru. Significa che, da solo, quell’impianto basterà a surclassare tutte le comunità energetiche che i sardi vorranno creare, fossero anche mille. Ecco, in soldoni, che cos’è secondo me il colonialismo». Alla luce di queste certezze i due Comuni proseguono intanto con il loro progetto per la cui originalità anche dalla Penisola si inizia a guardare con ammirazione. La speranza è che, alla luce del caro bollette del periodo, l’esempio delle due comunità della Marmilla possa essere replicato anche da altri enti locali del territorio.

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