Villanovaforru, nuove unioni provinciali: il punto di vista del sindaco Maurizio Onnis


 di Simone Muscas
Che Maurizio Onnis, primo cittadino di Villanovaforru, non abbia tentennamenti nel dire ciò che pensa è cosa risaputa: infatti, del 2016, ovvero da quando ha assunto la carica di sindaco, le sue considerazioni sulla “res pubblica” (su giornali, a mezzo Facebook e attraverso qualsiasi canale di comunicazione) hanno spesso trovato grande cassa di risonanza e dato il là a parecchi tavoli di discussione. Tutto in piena linea con quel concetto di democrazia partecipata che, sin dal suo insediamento, ha sempre fatto intendere essere il suo architrave su cui poggia l’idea di sviluppo del territorio. E proprio dalla sua pagina Facebook, Onnis, ha di recente espresso sue personali considerazioni che hanno generato accesi dibattiti: questa volta il tema riguarda la riforma degli Enti locali sardi, tematica su cui ad agosto si è discusso parecchio. Al momento, negli intenti del gruppo dirigente regionale sardo, si sta infatti trattando per la nascita delle nuove “Unione delle province dell’est” (che coadiuverà la Gallura, Nuoro l’Ogliastra) e “Unione delle province dell'ovest” (organismo di riferimento delle aree di Oristano, Medio Campidano e Sulcis - Iglesiente). Sulla questione la domanda che in tanti si pongono è se realmente, specie in questo periodo di emergenza Covid, ci fosse davvero il forte bisogno di creare, ex novo, due Enti locali. L’esercito dei social, a tal proposito, non si è fatta attendere: “nuovi poltronifici” e “carrozzoni politici” sono i due binomi andati per la maggiore un po’ in tutto il web. [caption id="attachment_67491" align="alignleft" width="254"] Maurizio Onnis[/caption] Maurizio Onnis, dalla sua pagina Facebook, ha provato a intervenire sulla questione dando una chiave di lettura più tecnica e meno populista. «L’Agenzia per la coesione territoriale certifica che la spesa pubblica locale pro capite sarda è parecchio superiore a quella media italiana e delle macroregioni italiane.» spiega il primo cittadino «I nostri Enti locali (Comuni, Unioni di Comuni, Città metropolitane, Province: in sostanza, tutti tranne la Regione Sardegna) spendono ogni anno 1.431 euro per cittadino, contro i 1.222 della media italiana, i 1.280 della media del centro-nord e i 1.110 della media del sud». «Circa l’83% di questa è spesa corrente, dominata dai costi generali di amministrazione (come gli stipendi del personale) e dai costi dei servizi sociali. Solo il 17% della spesa totale è destinata agli investimenti, quelli che dovrebbero far crescere i nostri territori». La riflessione personale viene così conclusa dallo stesso sindaco: «Non abbiamo bisogno di espandere gli Enti locali: c’è un gran bisogno, invece, di spendere meglio i soldi già sul piatto. Su questo mi piacerebbe sentire un ragionamento decente, a Cagliari. Ma di questo, purtroppo, non ce n’è traccia». E noi, numeri alla mano, della questione che pone il sindaco che idea ci siamo fatti? Avrebbe senso una Regione che implementa la propria macchina amministrativa con nuovi fondi che, paradossalmente, verranno sottratti proprio da quegli investimenti che dovrebbero generare sviluppo? O sarà l’ennesimo capitolo di una saga che, come spesso accade, si concluderà a tarallucci e vino nel segno del “tanto in politica così fan tutti”?

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