Zia e nipote, Santa Maria Assunta e i suoi vestiti


di Sandro Renato Garau
La nipote chiede alla zia: «Com’era la festa di Santa Maria Assunta qui a Guspini, quando eri ragazza?» «Quando ero ragazza dal 13 luglio, ogni sera, cantavamo il rosario in sardo e is Coggius in onore di Santa Maria, terminavamo il 13 agosto. Abbiamo imparato il rosario in sardo dalle mamme e dalle donne anziane. La melodia è quella tramandata da sempre. È una cantilena dolcissima. Molto bella. Nel nostro vicinato il rosario lo cantavamo nello spazio che c’era sopra il muraglione de Sa Mitza de Santa Maria, a fianco al nostro mulino, ogni notte, dopo cena. Portavamo su scannixeddu da casa, ci mettevamo in cerchio e tua nonna o un’altra anziana lo intonava. Partecipava tutto il vicinato. La sera del 13 agosto, iniziava la festa. La vigilia della festa, il 14 agosto, le addette alla vestizione della statua, preparavamo la Madonna. Quando ero piccola, la preparava tua nonna, cioè mamma Alina, e altre sei donne, alcune anziane, altre più giovani. Sono sette quelle che vestono la Madonna. Il loro compito non terminava mai, sino a che potevano erano sempre loro, ogni anno. Il presidente della festa cambia ogni anno chi veste la Santa no. Chi è stata designata veste l’Assunta sino a quando ce la fa. Poi, quando invecchia, designa un’altra donna della famiglia, in genere la primogenita. Quando si trattava di donne non sposate o senza figlie femmine, poteva indicare una nipote o una figlioccia. Si tramanda di generazione in generazione. La vestizione si fa a porte chiuse. La Santa non può essere vista da nessuno prima che sia vestita a festa. Neanche il parroco può vederla». La nipote è sempre più affascinata dal racconto. La zia si ferma per cercare di ricordare. Gli occhi le brillano mentre accompagna con voce suadente, in sardo, il racconto. L’amore per la Santa della quale porta anche il nome è evidente. «Quando e come la vestivate?» «La Santa è deposta sul suo letto, sdraiata, Dormiente. Non so dirti perché. Tutto l’anno, sino alla vigilia della festa si trova sul primo altare a destra dopo l’ingresso nella Chiesa di San Nicolò. È la sua cappella, c’è anche san Giorgio. Noi donne ci incontravamo in chiesa, la vigilia della festa, dopo le messe del mattino. Prima di vestirla la portavano nella cappella del Sacro Cuore, aiutate dal sacrista e anche da qualcuno della confraternita, c’è più spazio e più luce. Poi tutti fuori. All’Assunta toglievamo l’abito quotidiano e mettevamo quello della festa, poi la coprivamo con i veli. Gli abiti sono molto belli: un bel colletto, una blusa, la gonna lunga. La Santa possiede due vestiti per la festa, uno l’ha confezionato zia Rosina Sanna, con le sue stesse mani. È bello, ti dico che è bello. È bianco, tutto bianco. L’altro l’avevano fatto confezionare is oberaius della festa, quando era presidente un certo Murgia. Ma, io ero ragazzina. Avevano deciso di confezionarle un nuovo vestito realizzato con i soldi che erano avanzati dalla festa. Non ricordo l’anno. Ha la gonna bianca lunga, lo scettro celeste, il corsetto bianco. Il vestito è ricamato. Quel vestito lo avevano fatto realizzare a Cagliari, da sarte che conoscevano il mestiere. Quando io ero bambina di sandali, ne aveva due paia, un paio di stoffa, semplicissimi, ma di qualità, bianchi, e un altro paio in argento, dicevano che erano stati confezionati alla fine del 1700. L’ultimo paio è in argento, non ricordo l’anno in cui sono stati acquistati, tempestato di perle e pietre preziose. Li aveva voluti monsignor Pittau, per mettere in evidenza la regalità dell’Assunta. Oggi, mi pare, quelli in argento, antichi, li ha la Santa che è nella sua chiesetta, quelli in stoffa sono ai piedi dell’Assunta che è nella parrocchiale e quelli pesanti, ricchi, sono ben custoditi». «Quali sono le preghiere che si recitano quando si veste la Santa?» «Le solite, qualche Ave Maria e il rosario. Finita la vestizione, la Santa è pronta per la sua Festa. La sera della vigilia, dopo la messa, is oberaius e alcuni uomini la prendono in spalla e, passando in mezzo alla gente e tra molte bancarelle, percorrono il breve tratto di strada che separa la chiesa di san Nicolò alla sua casa, sa cresiedda de Santa Maria. Il giorno della Festa la processione per le vie del centro storico, la messa in parrocchia e poi il rientro alla sua chiesetta, ancora tra un popolo in festa. Otto giorni la processione del rientro la riporta nella sua cappella a San Nicolò. Il giorno dopo, la svestivamo. Toglievamo l’abito della festa e le rimettevamo quello quotidiano. Toglievamo anche i gioielli. Quando la vestiva tua nonna, la ricoprivano d’oro. Adesso un po’ meno. Quest’oro la Madonna l’aveva ricevuto in dono dalle famiglie: un anello, un paio di orecchini, una catenina. Erano promesse fatte in momenti di difficoltà. Anche quest’anno hanno regalato oro. E noi anche con quello l’abbiamo adornata. Un anello a ogni dito, gli orecchini, la collana. Un anno, nei giorni della festa, quando era esposta nella navata centrale della chiesetta, dei ladri erano riusciti a rubare molto dell’oro che aveva addosso. Per toglierle gli abiti della festa le donne eravamo le stesse che l’avevamo vestita». Paola starebbe ore e ad ascoltare zia Maria. Cercando di stimolarne il ricordo le chiede: «Zia, le statue sono due, qual è quella che si porta in processione? Quella che si vestiva in chiesa o l’altra che rimane nella sua chiesetta?» L’anziana donna si ferma un attimo per mettere fuoco i ricordi. «La statua che è nella chiesa della Santa non la poteva e non la può toccare nessuno. Quando ero ragazzina due sorelle nubili che abitavano vicino alla chiesa, dicevano che quella statua usciva solo per la sua festa. In antico l’Assunta era sistemata in una cassa. Una cassa di Aritzo, una di quelle cassapanche intagliate, una cassa chiusa, era coperta. Io l’ho conosciuta. La spostavano dalla cassa solo per la sua festa. La cassa era sistemata per terra, appoggiata alla parete di fronte all’ingresso, sulla destra, dove adesso c’è il tabernacolo. Io ero ragazzina. Poi l’avevano sistemata sull’altare. Dopo l’ultimo restauro della chiesetta, l’hanno messa nella cappella che le hanno dedicato sotto un quadro antico dell’Assunta. Il vestito che indossa lo avevano fatto le suore di zia Orlanda, la mamma di Tullio Pusceddu. Un vestito bianco l’aveva confezionato anche Riccardo, il sacrestano». Un abbraccio e tanto affetto chiude la cassetta dei ricordi della donna. “Attru Annus!” è il saluto finale. (da Racconti di Sandro Renato Garau)  

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