Arbus, il nome e la roccia: etimologia di un toponimo


L'assenza di attestazioni antiche che collegano il toponimo ad albus, arbores o arabes, con derivazioni dal latino, devono essere considerate delle ipotesi
Arbus, il nome e la roccia: etimologia di un toponimo

Cosa c'è dietro il nome di un paese? Dietro una sequenza di fonemi o del toponimo riportato sulla carta geografica? Forse una derivazione dal latino, dal sumero, dall'accadico o antico egizio? La ricerca del significato di un toponimo come Arbus non può limitarsi a spiegazioni sbrigative, come la presunta derivazione dal latino per semplice assonanza fonetica o da teorie fantasiose che cercano l'origine del toponimo dei nostri paesi in vocabolari di lingue antiche distanti migliaia di chilometri dalla nostra isola. Interrogarsi sull'origine del toponimo significa seguire metodologie di analisi, separando i fatti dalle congetture e dalle coincidenze fonetiche casuali. Ho intrapreso questo viaggio chiedendomi se le spiegazioni tradizionali del nome di Arbus rispecchiassero davvero la storia e la natura del nostro territorio, o siano il frutto di una vecchia congettura del XVII secolo. Questa ricerca nasce dal desiderio di fare un po' di luce, senza cadere in trappole linguistiche.

LE PRIME IPOTESI SULL'ORIGINE DEL NOME

Giuseppe Vaquer, autore di un libro dedicato al paese di Arbus, stampato nel 1895, scrive: «D'onde tragga l'etimologia questa parola non saprei, né potei, per quante ricerche abbia fatto, raccogliere altro che congetture... Qualche scrittore, la vorrebbe far derivare da Albus, come per alludere al biancheggiare dei monti ricoperti di neve, né tale derivazione è ammissibile, perché la neve non ha, sui monti arburesi, che una brevissima durata, ...» Il Vaquer, per ragioni climatiche e non linguistiche, non considera ammissibile tale derivazione dal bianco. L'unico riscontro su tale derivazione lo fornisce padre Salvatore Vidal (1575-1647), nella sua cronaca della distruzione del villaggio di Serru avvenuta nel 1610, dove chiama gli arburesi «albensi» e Arbus «Albus». È ragionevole considerare la formazione culturale del padre francescano intrisa di latino ed è facile immaginare la tentazione di latinizzare Arbus, col cambio di consonante. Arbus compare ben prima dello scritto del Vidal, nei documenti dell’allodiazione custoditi a Toledo presso la "Secciòn Nobleza de l’Archivio Històrico Nacional". In questi documenti, datati 24 novembre 1504, sono elencati uno ad uno i territori con le rispettive ville-biddas, Arbus compreso, su cui ricade il beneficio dell'allodio fatto da Ferdinando d’Aragona a favore della contessa Violante Carroç. Vero è che abru, àrbia, àrbiu, arbu, in lingua sarda significa "bianco". Spinarba è la spina bianca, linnarbu il pioppo o il legno bianco, ma non si può fondare l’origine del toponimo sulle casualità fonetiche. Altra ipotesi è quella che vorrebbe far derivare il nome dal latino "arbores," ossia "alberi", ad indicare una fitta forestazione. Nel suo scritto il Vaquer afferma ancora: «Altri vuole provenga da Arabus, per essere stato spesso, anticamente, invaso da orde barbaresche, che andavano predando lungo le coste sarde; e questa derivazione etimologia è di non lieve contraddizione colla storia, in quanto è risaputo da tutti, e gli Arabi in singolar modo, aver fatto pesare il giogo della feroce dominazione sui popoli litoranei e della pianura, come di più facile conquista». Bisogna considerare che la cultura sarda tende ad esorcizzare il pericolo, poiché il nominarlo lo renderebbe in qualche modo presente. Per questo ne muta il nome in qualcosa di benevolo: ad esempio animali temuti prendono nomi di persone o cose benevoli, dolci e gradevoli. È il caso della donnola chiamata yàna de muru / fata del muro, in campidanese buchemeli / bocca di miele, oppure la volpe che prende vari nomi umani nelle diverse zone della Sardegna, Mariàne, Dzoseppe, in campidanese più comunemente maragiani/Mariagiovanni. Il tabù linguistico addirittura annulla la parola, come nel caso di certe malattie che non vanno mai nominate. Dunque, perché mai gli Arburesi avrebbero mutato il nome del loro villaggio con uno che evoca il pericolo, quali le razzie arabe? 

STUDIOSI CONTEMPORANEI 

Il linguista e glottologo Massimo Pittau (1921-2019), nel volume "La lingua dei Sardi Nuragici e degli Etruschi" del 1981, ha sostenuto l'origine prelatina per gran parte della toponomastica arcaica della Sardegna e ipotizzato la lingua protosarda, appartenente alla famiglia del le lingue tirreniche strettamente imparentata con la lingua etrusca. Di conseguenza molti toponomi sardi non derivano dal latino, ma condividono basi e suffissi con il mondo etrusco. Il linguista e glottologo Salvatore Dedola (Sassari 1939), nel suo libro "La Toponomastica in Sardegna. Origini, etimologia" del 2012, afferma con assoluta certezza che l'origine dei toponomi in Sardegna derivano da lingue antiche (accadico, sumero e antico egizio). La metodologia del prof. Dedola consiste nella scomposizione del toponimo in sillabe, per poi andare a cercare nei dizionari di quelle lingue antiche una corrispondenza fonetica. Una qualsiasi sillaba, in una lingua antica ha un significato e il professore vi trova, a suo dire con assoluta certezza, il significato di quel toponimo. Quindi afferma che, quel toponimo sardo, ha origine da una di quelle lingue antiche. Scomporre una parola sarda per cercare il significato in una lingua antica presenta difficoltà insuperabili. Se si cercassero in vocabolari di lingue antiche sillabe o monosillabi, per qualunque combinazione (ar-bus; nu-ra-ghe; tar-ros) si troverebbero una combinazione di parole che sommate formano una frase di senso compiuto. Pretendere di sovrapporre la fonetica parlata del sardo moderno a una ipotetica pronuncia di quattromila anni fa del Vicino Oriente, non è storicamente possibile. Esistono innumerevoli lingue e il medesimo fonema lo si può trovare in tante lingue diverse, sardo compreso, ma attribuire a quel fonema il medesimo significato sia in Mesopotamia che in Sardegna o in Russia è privo di fondamento. La fotografa statunitense di origine ebraica-russa Diane Arbus (1923-1971), il cui vero nome era Diane Nemerov, famosa per le sue immagini sul disagio sociale, assunse il cognome Arbus nel 1941 sposando l'attore di origine ebraica Allan Arbus. Negli ebraismi dell'Europa orientale Arbus significa "anguria". La coincidenza della stessa fonia "Arbus" in contesti culturali e geografici diversi, dimostra quanto sia improbabile che lo stesso suono abbia il medesimo significato. Possedere più lauree è sì un titolo di studio rilevante, ma non garantisce infallibilità in un campo specifico. La comunità scientifica internazionale, i docenti universitari di glottologia, non considerano scientifici i volumi pubblicati dal prof. Dedola. Altri studiosi, come Giovanni Alessio (1909-1984) e Johannes Hübschmid (1916-1995), ritengono che la radice "arb" non abbia nulla a che fare con il latino. In particolare, lo svizzero Hübschmid, tra i massimi esperti mondiali di sostrato prelatino, pubblica nel 1953 il volume "Sardische Studien: Das mediterrane Substrat des Sardischen" (Studi sardi: il sostrato mediterraneo del sardo), sostenendo le relazioni del sostrato mediterraneo del sardo con il basco della regione pirenaica. Individua nella radice "arb" una primordiale base diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo. Secondo gli studi di Hübschmid, il protosardo condivideva con l'antico aquitano e il protobasco una quantità di termini legati alla morfologia del terreno. La base "arb" designa sempre un terreno scosceso, pietroso, con rocce affioranti.

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