Bassam Aramin e Rami Elhanan saranno a Villacidro il 13 ottobre


Su iniziativa della Fondazione Giuseppe Dessì incontreranno gli studenti e inizieranno il loro percorso verso il Nobel per la pace 2027
Bassam Aramin e Rami Elhanan saranno a Villacidro il 13 ottobre

Bassam Aramin e Rami Elhanan, entrambi segnati dalla perdita delle proprie figlie, saranno in Sardegna il 13 e 14 ottobre per incontrare gli studenti e iniziare il loro percorso verso il Nobel per la pace 2027. Un padre palestinese e un padre israeliano, accomunati dalla perdita delle proprie figlie, hanno scelto di non lasciare che il dolore si trasformasse in odio. Abir, la figlia di Bassam, aveva 10 anni quando, nel gennaio 2007, fu colpita alla testa da un proiettile di gomma sparato da un agente della polizia di frontiera israeliana, nei pressi della sua scuola in Cisgiordania. Morì due giorni dopo. Smadar, la figlia di Rami, aveva 14 anni quando, nel settembre 1997, rimase uccisa in un attentato suicida palestinese nel centro di Gerusalemme, mentre faceva acquisti con un’amica. Bassam e Rami hanno storie diverse, ma condividono una scelta estremamente difficile: riconoscersi nell’umanità dell’altro e impegnarsi per la pace, nonostante le enormi ferite lasciate dal conflitto.

È da questa scelta che è nato “Venti di pace”, il progetto promosso dalla Fondazione Giuseppe Dessì che partirà da Villacidro martedì 13 ottobre. Un viaggio che inizia dal Medio Campidano e proseguirà in altre regioni italiane, con appuntamenti in Piemonte e Toscana.

Bassam Aramin e Rami ElhananIl loro arrivo in Sardegna è stato tutt’altro che semplice. Già in primavera, infatti, l’intensificarsi del conflitto aveva costretto a rinviare gli incontri. Per Bassam Aramin, che vive in Cisgiordania, ottenere il visto e riuscire a lasciare il proprio territorio è stata un’impresa.

Dopo mesi di attesa, però, il viaggio può finalmente cominciare. Due storie unite dalla scelta di non lasciare che il dolore e la rabbia abbiano l’ultima parola. “Venti di pace” porta un messaggio semplice, ma difficile da mettere in pratica: anche di fronte a una perdita irreparabile, è possibile scegliere di non cedere all’odio.

È questa la testimonianza che la Fondazione Giuseppe Dessì e le altre realtà coinvolte porteranno nelle scuole e all’università. Un progetto che, partendo dalla Sardegna, vuole contribuire a mantenere aperto uno spazio di dialogo, anche quando sembra difficile immaginarlo.

Il progetto, sostenuto dalla Fondazione di Sardegna, nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Giuseppe Dessì, Genti Arrubia e una rete di istituzioni, associazioni e realtà culturali del territorio. Tra i partner anche il Comune di Quartu Sant’Elena, l’Università degli Studi di Cagliari, attraverso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali, la Fondazione Faustino Onnis e l’associazione Il Crogiuolo. Una rete che unisce competenze ed esperienze diverse per promuovere la testimonianza dei due padri nei luoghi della formazione e della cultura, con un’attenzione particolare alle nuove generazioni.

“La collaborazione tra enti culturali del territorio è fondamentale per realizzare progetti condivisi e costruire occasioni di crescita per la comunità, a partire dalle più giovani generazioni” sottolinea Antonella Cavallo, segretaria generale della Fondazione Dessì. L’obiettivo è offrire agli studenti l’opportunità di ascoltare direttamente la storia di Rami e Bassam, confrontandosi con una testimonianza che va oltre la semplice cronaca del conflitto.

Ad accompagnarli saranno Carola Benedetto e Luciana Ciliento, autrici di Mio padre, tuo padre, pubblicato da De Agostini, il libro che racconta le vicende dei due uomini e il loro incontro.

Il primo appuntamento è in programma martedì 13 ottobre, presso la palestra dell’Istituto Loru-Dessì, a Villacidro. All’incontro parteciperanno gli studenti dell’Istituto Loru-Dessì, del Liceo Piga e del Liceo Marconi-Lussu di San Gavino Monreale. Mercoledì 14 ottobre, il progetto farà tappa a Cagliari, nell’Aula del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università, dove Rami Elhanan e Bassam Aramin incontreranno gli studenti universitari e quelli dei licei di Selargius e Quartu Sant’Elena. L’incontro sarà introdotto dalla docente Alessandra Marchi.

Le due giornate rientrano nella dodicesima edizione del Festival della Letteratura del Mediterraneo, nel progetto Nuovi Linguaggi per l’immaginario della Fondazione Giuseppe Dessì, nel Festival Letterario Anderas e nel Festival del Mondo Eco del Crogiuolo. L’iniziativa si avvale inoltre del supporto del Comitato per i Diritti Umani della Regione Piemonte, dell’Anpi, della Fondazione Crt e della Fondazione Compagnia di San Paolo.

“Abbiamo voluto coinvolgere direttamente le nuove generazioni, portando questo incontro di pace nei luoghi della formazione e creando occasioni di confronto attraverso le domande, l’ascolto e la testimonianza”, spiega Antonella Cavallo.

La scelta di coinvolgere soprattutto studenti e giovani nasce dalla volontà di offrire loro un’occasione di confronto con una storia che invita a guardare oltre la logica dello scontro. Non significa ignorare le responsabilità o mettere da parte le ragioni del conflitto, ma interrogarsi sul come sia possibile interrompere il ciclo della violenza. L’obiettivo di questi incontri è far riflettere su come evitare che l’odio e il desiderio di vendetta si trasmettano da una generazione all’altra, continuando a compromettere la possibilità di un futuro diverso.

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